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MONDO

mercoledì 14 aprile 2021





































ATTENTI ALLE BUCHE

Buche ed altre insidie stradali: vademecum per ottenere il risarcimento danni



di Giuseppe Mommo - Giurisprudenza commentata

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Aver danneggiato l’autovettura, per essere andati a finire in una grossa buca, non sempre vuol dire, come molti pensano, ottenere facilmente un risarcimento. Anzi, si potrebbe dire che quando la buca è grande o quando la via è tanto dissestata è molto più difficile ottenere un indennizzo. Per chi non avesse letto l’ultimo commento, rammento che il fondamento giuridico della responsabilità della Pubblica Amministrazione, per i danni prodotti dalle insidie stradali, sta nella disposizione che statuisce la responsabilità oggettiva del proprietario o custode di un bene per i danni procurati dall’uso del bene stesso (articolo 2051 Codice civile). 

 

E' bene sapere che per giurisprudenza costante e consolidata, la custodia di una strada non è limitata alla sola carreggiata ma si estende anche a quelle zone accessorie o pertinenze che completano la carreggiata, quali ad esempio la banchina o le barriere laterali con funzione di contenimento e protezione della strada. A proposito delle insidie, esempi comuni sono: una buca, una macchia d’olio, un tombino aperto, un guardrail piegato, radici, pietre, ecc. In questo articolo focalizzo il discorso sull’insidia più diffusa, costituita dalla presenza di una o più buche sulla carreggiata, con l’avvertenza che gli stessi concetti possono valere anche per altre forme di insidie.

 

La colpa dell’Amministrazione essendo “oggettiva” è sempre presenta, “per la mera sussistenza del rapporto di custodia”. Tuttavia, il danneggiato ha l’onere di provare “l’evento dannoso e il relativo nesso di causalità tra la res e il danno subito”. In altre parole, il collegamento tra danno subito e insidia stradale. In linea generale ed in modo sintetico, si può dire che per dare luogo al risarcimento l’insidia deve essere “occulta”, cioè non visibile ed evitabile con l’ordinaria diligenza. Qualora sia dimostrato dal danneggiato il danno e il collegamento tra questo e l’insidia stradale, “l’unico modo per negare la sussistenza di una responsabilità a carico del custode della rete stradale è che quest’ultimo dimostri che l’evento è accaduto per intervento del caso fortuito”. Sostenere, cioè, che il danno sia stato procurato da un avvenimento improvviso, imprevedibile, non dipendente dalla volontà o dalla colpa del proprietario della strada. L’altra possibilità per la PA è quella di provare che all’evento dannoso abbia concorso il comportamento colposo del danneggiato, inteso come modo di agire imprudente e di conseguenza tale da escludere del tutto la responsabilità della P.A. (es. uso del telefonino al momento dell’impatto) o, quanto meno, esserne corresponsabile. Nel caso di concorso di colpa, la quantificazione del risarcimento, troverebbe una limitazione, rapportata alla percentuale di colpa addebitata. Quanto alla vastissima giurisprudenza si può dire certamente che non è univoca, ma dall’esame di quella prevalente è possibile determinare una casistica, che consente di indicare quando, fatte salve particolari situazioni, il risarcimento viene negato.

 

Come accennato, il RISARCIMENTO VIENE CONCESSO quando al momento del sinistro e con riferimento alle condizioni del manto stradale, “non dovesse sussistere la concreta possibilità per il danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo”. In altre parole, la buca o l’insidia deve essere nascosta e difficilmente percepibile, tale da determinare una situazione di “pericolo occulto”.

 

Invece, generalmente, il RISARCIMENTO VIENE NEGATO:

 

1) In presenza di una buca di grosse dimensioni, facilmente visibile e quindi evitabile da parte del pedone o dell’automobilista.

2) Qualora vi siano luce e visibilità sufficienti per accorgersi della buca.

3) Se il danneggiato può ritenersi consapevole della presenza di pericoli perché conosce la strada.

4) Se la strada è in condizioni di “palese dissesto”: l’automobilista o il pedone che decide di percorrerla ugualmente se ne assume il rischio di rimanere danneggiato.

5) Se l’infortunio è imputabile anche alla distrazione o disattenzione dell’utente della strada.

6) Se la velocità non è adeguata al tipo di strada percorsa.

 

Per ogni situazione elencata ci sarebbero numerose decisioni da commentare. Per brevità, considerato il poco spazio rimasto, concludo dicendo che, a proposito di velocità non adeguata, una pronuncia della suprema Corte ha chiarito che il semplice accertamento dell’eccesso di velocità non esclude che l’automobilista possa aver diritto al risarcimento se dovesse risultare che qualora la buca stradale fosse stata “adeguatamente protetta dall’Ente preposto alla manutenzione”, l’auto si sarebbe comunque fermata evitando il danno. (Cass. 28 luglio 2017, n. 18753).













Note Legali


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