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MONDO

martedì 20 aprile 2021




























IL CASO

Condannato per aver corteggiato ossessivamente una donna con incontri "casuali", saluti, apprezzamenti



di Giuseppe Mommo - Giurisprudenza commentata

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Per la Cassazione penale, corteggiare con insistenza una donna, ignorando il totale disinteresse manifestato, configura il reato di molestia e disturbo alle persone di cui all'articolo 660 del Codice penale. Questo è quanto ha stabilito la sentenza 1° marzo 2021, n. 7993, con la quale è stato condannato un corteggiatore fastidioso, finito sotto processo per avere ossessionato per un anno e mezzo una donna, cercando costantemente occasioni di incontro, di saluto e contatto.

 

Di tutta evidenza, secondo i Giudici, la gravità della condotta tenuta dall’uomo, anche perché la vittima aveva detto chiaramente di non gradire il corteggiamento. Volendo delineare la vicenda giudiziaria, l’imputato ricorre in Cassazione, contro la sentenza della Corte d'Appello di Trieste, che aveva confermato la sentenza del Tribunale con la quale il ricorrente era stato condannato “alla pena di tre mesi di arresto per il reato di molestie”, condanna sospesa, con sospensione condizionata al pagamento di 4000 euro a titolo di risarcimento entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza. Il molestatore era stato denunciato per il più grave reato di stalking ma il primo giudice, seguito dagli altri, ha ritenuto configurarsi il reato di molestie.

 

Dal giudice di secondo grado l’imputato è stato ritenuto responsabile di aver sottoposto a un “corteggiamento petulante, sgradito e molesto” la persona offesa con “saluti insistenti e confidenziali, con modalità invasive della sfera di riservatezza altrui (in un’occasione abbracciandola); gli incontri non casuali e cercati nel bar dove lavorava la vittima (in cui l'imputato entrava ripetutamente con pretesti, senza consumare nulla, ma con il solo scopo di incontrare la persona offesa e di tentare approcci con lei), come anche per strada, in un'occasione inseguendola e salendo sul suo stesso autobus; la sosta sotto la sua casa; la manifesta rappresentazione della vittima al ricorrente di non gradire tali atteggiamenti di corteggiamento petulante ed ossessivo”. La suprema Corte, dopo aver esaminato i motivi fondanti la condanna comminata dalla sentenza della Corte d’appello e dopo aver vagliato tutti i motivi di impugnazione proposti con il ricorso in Cassazione, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo il principio di diritto formulato dai giudici di legittimità: “configura il reato di molestie un corteggiamento ossessivo e petulante, volto ad instaurare un rapporto comunicativo e confidenziale con la vittima, manifestamente a ciò contraria, realizzato mediante una condotta di fastidiosa, pressante e diffusa reiterazione di sequenze di saluto e contatto, invasive dell’altrui sfera privata, con intromissione continua, effettiva e sgradita nella vita della persona offesa e lesione della sua sfera di libertà”.

 

Per citare un precedente abbastanza recente, di condanna per lo stesso reato di molestie, la stessa Corte di Cassazione, con sentenza del 26 maggio 2020, n 15835, aveva condannato, un uomo che avvalendosi del telefono, di Facebook e WhatsApp aveva inviato messaggi tentando di convincere un altro uomo ad attivare una stabile relazione o quantomeno per organizzare incontri a scopo sessuale. Quindi il reato di molestie si può commettere anche inviando insistenti messaggi per convincere una persona ad instaurare una relazione o, a maggior ragione, per avere qualche incontro di carattere sessuale.













Note Legali


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