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MONDO

sabato 15 maggio 2021





FOCUS

Il rispetto del limite di velocità non salva l’automobilista dalla condanna per omicidio colposo



di Giuseppe Mommo - Giurisprudenza commentata

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Tutti sappiamo che i pedoni dovrebbero attraversare negli appositi spazi, ma talvolta non lo fanno creando un grande pericolo alla circolazione stradale e mettendo a rischio la loro stessa incolumità. Questo non vuol dire che, in questi casi, la colpa viene attribuita sempre al pedone imprudente. Anzi, la responsabilità va a ricadere quasi sempre e comunque sull’automobilista investitore.

 

La Cassazione con la Sentenza del 03.05.2021, n. 16694, ha confermato la condanna per omicidio colposo aggravato di un automobilista che, pur rispettando il limite di velocità, ha investito e ucciso una persona che in modo imprudente stava attraversando la strada, in una zona sprovvista di appositi passaggi. Condannato perché non ha tenuto “una andatura adeguata alle caratteristiche del percorso, in zona abitata, ed alle condizioni ambientali esistenti (asfalto bagnato per il violento temporale)”. Rispettare il limite di velocità non è quindi sufficiente per escludere la responsabilità del guidatore che dovesse investire una persona fuori dalle strisce. Ne consegue che il conducente di un veicolo risponde di eventuali imprudenze dei pedoni, se l’attraversamento, in un punto non consentito, è “prevedibile” e chi guida non modera la velocità, mettendosi in condizione di fermarsi. Nella lunga vicenda giudiziaria conclusasi in Cassazione, l’evento funesto è accaduto il 16.04.2011 in Campania.

 

L’automobilista, “nel corso di una manovra di svolta a destra per immettersi in altra via, intersezione presegnalata con obbligo di arresto, ometteva l’obbligo di arrestarsi, ponendosi in condizioni di non poter evitare il pedone”. Pedone che provenendo da destra, “gli attraversava la strada, in zona sprovvista di appositi passaggi o, comunque, non sufficientemente segnalata e, a causa dell’investimento, riportava lesioni personali gravissime a seguito delle quali decedeva”. Il Tribunale emetteva una sentenza di condanna per il reato di omicidio colposo nei confronti dell'imputato e la Corte d'Appello confermava la sentenza di condanna. Per i giudici di merito, il guidatore avrebbe dovuto considerare “a forte rischio incidente una zona urbana con presenza di caseggiati a bordo strada, assenza di marciapiedi, in un punto situato nei pressi di una fermata della metropolitana con persone intente all’attraversamento pedonale nonostante ci fosse un sottopassaggio”. Avverso la decisione del giudice dell’appello l’imputato propone ricorso ai giudici di ultima istanza. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, considerando, come avevano già fatto i giudici di merito “dirimente l'obbligo posto a carico del conducente di adeguare la velocità in relazione alle condizioni spazio temporali della strada che percorre”.

 

Ricorda la Cassazione che in tema di responsabilità colposa da sinistri stradali, “l'obbligo di moderare adeguatamente la velocità, in relazione alle caratteristiche del veicolo ed alle condizioni ambientali, va inteso nel senso che il conducente deve essere in grado di padroneggiare il veicolo in ogni situazione, tenendo altresì in conto di eventuali imprudenze altrui, perché ragionevolmente prevedibili”. La Cassazione ribadisce inoltre il principio secondo cui l’automobilista può essere esentato da responsabilità, e tutta la colpa può essere addebitata al pedone, solo nel caso di un “evento atipico ed eccezionale, non previsto né prevedibile: una causa sopravvenuta, in grado da sola di determinare l’evento”.

 

Si può parlare di causa esclusiva in grado di produrre l'evento “solo se il conducente si trova nella effettiva impossibilità di avvistare il pedone e osservarne i movimenti perché messi in atto in modo rapido, imprevedibile e inatteso”. Questa la postilla finale: “l’investimento del pedone pertanto non può costituire, nel caso di specie, causa esclusiva del sinistro, quanto piuttosto una sua concausa, che non può escludere quindi la responsabilità del conducente”. Si tratta di un indirizzo costante e ben consolidato da numerose decisioni.

 

Basti dire che sempre quest’anno la stessa Cassazione penale si era già pronunciata nel senso che il limite di velocità non esclude la condotta colposa di chi investe un pedone mentre attraversa improvvisamente fuori dalle strisce pedonali: “non vale ad escludere il delitto di cui all’art. 589 c.p. la circostanza che i pedoni attraversino la strada improvvisamente, o si attardino nell’attraversare, costituendo un rischio tipico e pertanto prevedibile nella circolazione stradale” (Cass. pen., sentenza 24 febbraio 2021, n. 7094).

















































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