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MONDO

martedì 8 giugno 2021





I NUMERI E LA SOCIETA'

L'opinione: Cottarelli, l'Inferno e la Ripartenza






Carlo Cottarelli porta numeri, non chiacchiere. Ma per me ha qualcosa in più ancora.Ha avuto quella rara e fuori mercato onestà intellettuale di chiamare “inferno” quella china in cui sempre più cittadini del mondo, da almeno un trentennio, stanno slittando, sempre più in basso economicamente, socialmente e politicamente. Ed ha parlato di “ritorno” da quell'abisso. Ovviamente anch'io lo auspico.

 

Ma l'atmosfera mediatica nella quale sta celebrandosi, e stavolta sì a chiacchiere, la “ripartenza”, mi sbatte in faccia troppi esempi che smentiscono una volontà di “ritorno”, e gridano tutto il contrario :”Ricominciate a fare non solo come PRIMA, ma PEGGIO di prima, così andremo nella giusta direzione, come abbiamo sempre fatto nell'ultimo trentennio”.

 

Come fruste di cavetti d'acciaio mirate alle spalle nude dei variamente rovinati dalla crisi da covid, sibilano con più goduta ferocia le più viete fra le parole che hanno spinto sempre più in basso nell'imbuto infernale sempre più persone: CRESCITA (quando gli intelletti sani parlano di decrescita), PIL (sessant'anni dopo che Bob Kennedy ne aveva rivelata la fallacia come indicatore), EFFICIENZA, COMPETITIVITA', PRIVATIZZAZIONI. La prioritarizzazione pronta, cieca, assoluta, come a valore in sé e per sé,della digitalizzione plenaria, universale, totalitaria. L'orgoglio aziendale ( Trenitalia) della NON -manutenzione. “I signori viaggiatori sono pregati di assicurarsi per tempo che le porte dello scompartimento NON siano fuori servizio”.(E senza scuse per il disagio). Mentre milioni di fratelli d'Italia tirano avanti la famiglia cercando di camminare sul filo di 500 euro mensili, la portaerei “Cavour” fila dalla west alla east coast del nord Atlantico portandosi in pancia dozzine di F 35, per un valore monetario corrispondente forse a più di quello d'una finanziaria. Senza che le querele laceranti sul peso del nostro debito pubblico, le quali si levano quando si parla di spendere una cifra dieci o più volte minore per il reddito di cittadinanza,si siano levate per impedire il pompaggio di questo fiume di danaro dalle nostre tasche di contribuenti prima, e dal fondo fiscale poi, verso quelle degli apicali del complesso militare-industriale USA.

 

Chi ha azzardato d'incidere fiscalmente, sia pur di pochissimo, nel patrimonio dei super ricchi, è stato trattato dalla massima parte dei parlamentari della repubblica fondata sul lavoro come uno che, alla tavola dello sceriffo di Nottingham, avesse proposto un brindisi in onore di Robin Hood. Nell'atmosfera trionfalistica ben costruita da tutti i media le sofferenze di chi è restato fuori non si vedono più. Ma resta, anzi si fa più solenne, austero, religioso, il rispetto per le vere sofferenze che contano per le “persone serie”: quelle bancarie, e quelle dei mercati. Sulla proposta d'offrire la cittadinanza italiana a Patrik Zaki, avanzata dall'avanguardia intellettuale italiana, e reiterata autonomamente da Adriano Celentano, sia il nostro brillante ministro degli esteri, sia il prestigioso presidente del consiglio dei ministri, sia il pensoso presidente della repubblica non hanno sgarrato dalla linea di fermezza “non vedo, non sento, non parlo”. Mentre pareva che tutti, meno Trump e Bolsonaro, avessero capito che bisogna evitare le emissioni da combustione, il mondo motoristico tira dritto.

 

Su una curva cieca del circuito del Mugello in un micidiale assembramento di bolidi, resta a terra il neanche ventenne elvetico Jason Dupasquier. L'indifferenza verso la vita, professata da quella di chi vuole ignorare il futuro del nostro genere continuando a inquinare NON per bisogno assoluto, ma per “divertimento di massa”, è stata confermata da quella verso la vita spezzata di Pasquier. Il divertimento deve continuare, hanno deciso, per celebrare un lutto del genere ci sono modi diversi dalla soppressione della gara- soprattutto meno dispendiosi. In definitiva, tutte queste forme di “perseverare diabolico” conducono necessariamente ad evocare l'inferno. Senza però perdere la speranza, ogni volta che, in alto o basso, qui o altrove, spontaneamente o organizzatamente, possiamo vedere esempi diametralmente opposti a quelli elencati.

















































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