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MONDO

giovedì 10 giugno 2021





VERIFICHE PUNTUALI E COSTANTI

Se l’autovelox non è omologata niente multa per superamento dei limiti di velocità



di Giuseppe Mommo - Giurisprudenza commentata

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Le amministrazioni che utilizzano gli autovelox hanno il dovere di sottoporre a verifiche puntuali e costanti tutte le apparecchiature, altrimenti non possono utilizzarle o, qualora decidano di farlo, le sanzioni elevate per eccesso di velocità possono essere annullate a causa della mancata o irregolare taratura. In tema di opposizione alla sanzione amministrativa per superamento dei limiti di velocità, i giudici continuano a decidere che vi è una chiara distinzione tra l’approvazione ministeriale dei dispositivi elettronici utilizzati per l'accertamento dell'infrazione e la loro omologazione e successiva annuale verifica.

 

Secondo una comunicazione della Direzione Generale per la sicurezza stradale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), emanata l’11 novembre 2020, riguardante i misuratori di velocità, le apparecchiature automatiche “approvate” possono essere utilizzate per accertare le violazioni anche se non sono “omologate”. Stando alle precisazioni ministeriali, le procedure di approvazione e di omologazione dei dispositivi di rilevamento automatico sarebbero equivalenti e dunque, una volta approvate, le apparecchiature sarebbero utilizzabili per l'accertamento delle violazioni, senza essere omologate.

 

Si è trattato di un comunicato che ha fornito indicazioni in netto contrasto con l'orientamento giurisprudenziale secondo cui i termini “approvazione” ed “omologazione” non possono ritenersi equivalenti, con la conseguente invalidità delle sanzioni elevate da dispositivi non omologati, ma semplicemente approvati. Infatti, come i giudici hanno precisato l’omologazione serve a garantire l’efficienza e la “rispondenza alle prescrizioni stabilite dal regolamento di attuazione del Codice della Strada, che fissa caratteristiche fondamentali o particolari prescrizioni per queste apparecchiature”. Il Giudice di Pace di Reggio Emilia con la sentenza 26.5.2021 n. 543, per citare la decisione più recente di una lunga serie, conferma la differenza tra approvazione e omologazione. Nel caso deciso, si trattava di due sanzioni elevate al conducente per superamento dei limiti di velocità ai sensi dell'art. 142, comma 8, del Codice della Strada. Il superamento della velocità consentita era stato accertato “in modalità automatica, senza la presenza di organi di Polizia, tramite dispositivo Celeritas Evo 1506 approvato con decreto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”.

 

Il conducente ha impostato la difesa facendo valere l’illegittimità dell'accertamento per assenza di omologazione del dispositivo ed il giudice ha ritenuto la mancata omologazione motivo valido per accogliere il ricorso. In proposito, osserva il giudice reggiano, vi è una chiara distinzione tra l'omologazione e l'approvazione dei dispositivi elettronici utilizzati per l'accertamento dell'infrazione, non tanto sulla procedura, quanto sulla finalità perseguita: “omologazione e approvazione non sono da ritenersi sinonimi, in quanto trattasi di procedure distinte che sfociano in distinti provvedimenti amministrativi e sotto questo profilo il ricorso trova accoglimento”. Nonostante i chiarimenti ministeriali, quindi, la maggior parte dei giudici italiani continua a ritenere che i due termini non siano equivalenti e che la sola approvazione non sia sufficiente.

 

Il Giudice di Pace di Torino, con sentenza 26.4.2021 n.1075, ha annullato un verbale sul quale non era stato indicato lo strumento utilizzato per il controllo elettronico della velocità; motivando che la mancata indicazione, nel verbale di contestazione, dello strumento utilizzato per il controllo elettronico della velocità non consente di identificarlo e, di conseguenza, verificare l'avvenuta omologazione e taratura del dispositivo stesso. A sostegno della decisione, viene richiamato l'orientamento ribadito dalla Corte di Cassazione in diverse occasioni (Cass. n. 14543/2016 e 33164/2019). Nelle decisioni richiamate in sentenza, gli Ermellini hanno chiarito che a causa del naturale invecchiamento e dell’usura dei componenti elettronici e meccanici, qualunque strumento di misurazione è soggetto a variazioni delle sue caratteristiche e dunque a variazioni dei valori misurati. In sintesi, questo il principio fissato dai giudici di legittimità: “il controllo di conformità degli strumenti autovelox deve essere costante durante tutto l'arco temporale di impiego dei misuratori”. Sull’obbligo di revisione degli autovelox è possibile consultare due miei precedenti articoli pubblicati l’08. gen. 2021 e il 17 feb. 2021.

















































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