VENERDÌ
02/10/2020


"Forse non lo capisco fino in fondo ma lo sento"


Forse non lo capisco fino in fondo ma lo sento, non lo colgo pienamente ma lo avverto, non posso descriverlo con le tue parole ma posso farlo con i miei sguardi, non riesco a raggiungerlo ma ne provo il desiderio, cosi ti chiedo: questi “non” son le mie mancanze o le nostre distanze? Finalmente, dopo mesi trascorsi a seguire le lezioni on line per molti studenti ricomincia la scuola in presenza.

Seppur con una serie di limitazioni dovute all’emergenza sanitaria vi è di nuovo la possibilità di vivere in prima persona il mondo scuola, di rivedere i propri insegnanti e compagni dal vivo anche se in modalità distanziata. Tale momento è fondamentale non solo per i bambini e i ragazzi cosidetti “normotipici” ma anche per chi presenta delle difficoltà. Nello specifico, in questo articolo ci occuperemo di una realtà poco considerata poiché si colloca in un’area “limite” che però merita un’attenzione particolare in quanto col tempo può incorrere in una serie di rischi evolutivi. Nell’ambito del funzionamento intellettivo, infatti, vi è una parte di persone che si trova in una terra di confine, in mezzo tra la popolazione normotipica e coloro che hanno una disabilità cognitiva: ovvero parliamo del funzionamento intellettivo limite (FIL).

I bambini con FIL possono essere in grado di stabilire delle adeguate relazioni negli anni prescolari e passare inosservati, ma man mano che nella scuola primaria e soprattutto in quella secondaria aumentano le richieste negli apprendimenti e le aspettative sociali iniziano ad emergere i gap con i coetanei. Sono alunni definiti “lenti nell’apprendere” (Ivancich Biaggini, 2004), possono acquisire gli aspetti esecutivi della letto-scrittura ma in seguito mostrano delle difficoltà significative nella comprensione del testo letto o nella composizione scritta, ovvero nell’uso funzionale dello strumento. Possono raggiungere delle buone competenze di base nella matematica (conteggio, lettura e scrittura dei numeri) ma presentano delle fragilità nel calcolo a mente, nell’automatizzazione delle procedure delle operazioni, nell’area semantica del numero e soprattutto nel ragionamento logico- matematico, ovvero nella risoluzione dei problemi.

L’area logica e astratta in genere può essere quella più colpita come rilevato dalle difficoltà nel cogliere gli aspetti impliciti del linguaggio orale, nel gestire il denaro, nell’orientarsi con l’orologio per organizzare il tempo, nel tenere a mente più informazioni contemporaneamente, nel trovare delle soluzioni ai problemi quotidiani. Gli aspetti descritti possono rendere molto faticosa e frustrante la scuola per questi studenti in quanto sono esposti ai fallimenti nel non riuscire a portare a termine alcune attività o nel raggiungere determinate competenze. Il confronto con i compagni diventa sempre più schiacciante, la distanza con i pari può allungarsi non soltanto per gli insuccessi scolastici ma anche per le fragilità nelle competenze sociali che col tempo diventano sempre più evidenti.

A tal proposito, nell’adolescenza si sviluppano con maggior complessità le abilità logiche, le capacità riflessive, il pensiero ipotetico- deduttivo che permettono di costruire nuove rappresentazioni su di sé, sugli altri e sull’esistenza; di costruire discussioni per elaborare teorizzazioni e saggiare la propria capacità critica; di comprendere e confrontare le contraddizioni delle altre persone, di immaginare le cose non solo per quello che sono ma anche per quello che potrebbero essere (Mastromarino, 2018). Un ragazzo o una ragazza adolescente con FIL si muove invece attraverso un pensiero di tipo concreto che non lo facilita nel rapportarsi con le emergenti competenze dei coetanei, rimandendo cosi un passo indietro al punto che spesso tendono a preferire la compagnia dei bambini più piccoli della loro età. In assenza di azioni supportive il rischio evolutivo che si corre è su diversi versanti: la strutturazione di un senso di inadeguatezza e inefficacia cher invade l’immagine di sé permeandola di elementi negativi; l’isolamento e l’emarginazione da parte dei coetanei che limitano la crescita delle competenze interpersonali e intensificano i vissuti di inferiorità; il disinvestimento verso la scuola con la possibilità di un precoce abbondono; l’ulteriore impoverimento cognitivo determinato dagli effetti a cascata dei fattori emotivi, relazionali, sociali e scolastici descritti.

Levi (1979) sottolinea come in queste situazioni, nella formazione della personalità, incide sempre più il contrasto tra «necessità di capire, e certezza crescente di non saper capire». Se opportunatamente seguiti i bambini e i ragazzi con FIL possono condurre un percorso scolastico fatto di alti e bassi ma che li sostenga e gli permetta di acquisire una serie di competenze utili per l’inserimento nel tessuto sociale e successivamente nel mondo professionale. Possono provare dei fallimenti in alcune ambiti di vita ma allo stesso tempo trovare le strategie per affrontarli o sperimentare gratificazioni in altri settori. Viversi in contesti protetti e rispettosi le sfide relazionali, confrontarsi con i pari e acquisire una adeguata autonomia (Vianello, Cornoldi, 2017). Tutto questo necessità di una individuazione precoce delle difficoltà e delle risorse a disposizione al fine di costruire il miglior percorso possibile. Non rientrando nella categoria delle disabilità intellettive spesso possono sfuggire alle maglie della rete dei servizi e andare avanti senza dei validi supporti (Ivancich Biaggini, 2004). La scuola ha un ruolo centrale da questo punto di vista in quanto può fungere da perno che segnala alla famiglia le criticità, può funzionare da ponte con i servizi specialistici (neuropsichiatra infantile, psicomotricista, logopedista, psicologo, ecc) che si occupano dell’approfondimento del profilo evolutivo e degli eventuali interventi, può mettere in atto gli opportuni accorgimenti didattici (ad esempio attraverso i BES), può monitorare e segnalare le evoluzioni o le involuzioni.

Al Centro Eppur Si Muove, nato dall’idea di promuovere il benessere individuale e comunitario, mi occupo anche di minori con FIL sul piano diagnostico, psicoterapeutico e all’interno della condivisione del progetto individuale con la scuola e i servizi specialistici del territorio.



Simone Cupellaro
















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