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CULTURA

giovedì 8 ottobre 2020




























Maurizio Landini e la ricetta per ridare dignità al lavoro al Teatro Artemisio-Volonté di Velletri





“Il lavoro non ha titolo” ma deve tornare ad avere dignità. Questo è solo uno dei tanti messaggi lanciati da Maurizio Landini, ospite del Teatro Artemisio-Volonté di Velletri nell’evento organizzato da CGIL, SPI e Memoria ‘900 con il patrocinio del Comune. Dopo il benvenuto da parte della presidente dell’Associazione Memoria ‘900, Emanuela Treggiari, hanno portato i loro saluti Silvia Ioli (segretaria generale CGIL CDLT) e Michele Azzola (segretario generale CGIL Lazio), per poi lasciare spazio ad Ezio Tamilia che ha dialogato con Maurizio Landini. La ricorrenza del cinquantesimo anno dallo Statuto dei Lavoratori è stata solo un pretesto per affrontare una serie di tematiche di stringente attualità, a cominciare dalla conquista dei diritti. “Qui in Italia” – ha detto il segretario – “non ci ha mai regalato nulla nessuno. Questa cosa voglio sottolinearla: se i lavoratori hanno ottenuto certi diritti è perché se li sono conquistati con la fatica e con il sudore”. A tal proposito, una stoccata Landini l’ha riservata al Jobs Act: “Il licenziamento per giusta causa è un discorso, quello che si è approvato con quel provvedimento è al di fuori di ogni logica. Mi fa capire coloro che dicono di non essere di sinistra, dato che Renzi ha dichiarato che questa sua legge è la cosa più di sinistra che sia mai esistita”. Il tempo del coronavirus, poi, ha creato ulteriori problemi al mondo del lavoro andando a colpire maggiormente determinati settori come la ristorazione, lo spettacolo, la cultura. Lo smart working però è stato spesso accompagnato dalla riflessione su una maggiore produttività. Riflessione che Landini ha parzialmente respinto: “Il problema non è essere più produttivi a casa o in remoto, il problema è mettere il lavoratore nelle condizioni di essere produttivo in presenza. Alcuni aspetti come la medicina telematica, le consulenze a distanza, gli uffici informatizzati possono essere positivi ma senza sacrificare i diritti e prevaricare le conquiste dei lavoratori”. Molto toccante anche il ricordo di Angelo Calicchia, lavoratore in pensione che ha vissuto quella stagione così densa di battaglie civili e politiche per affermare la dignità del lavoro. Una testimonianza diretta, la sua, che ha scaldato i cuori della platea, attenta e interessata alla voce della memoria. Maurizio Landini ha toccato anche questioni più scottanti come il reddito di cittadinanza, la rappresentatività dei sindacati, i rapporti con il Governo e confermato il suo impegno quotidiano per la formazione di una nuova prospettiva del lavoro da consegnare soprattutto ai giovani. L’Associazione Memoria ‘900, organizzatrice dell’evento, ha ringraziato nel finale il segretario e tutti gli intervenuti per una manifestazione fortemente voluta e pianificata nei minimi dettagli per garantire sicurezza e distanziamento. Si ringraziano, in merito, tutti i soci che hanno contribuito al ‘servizio d’ordine’ e la Croce Rossa Italiana per l’assistenza in teatro. Una catena di lavoro coesa e diversificata che ha consentito, come dice Landini, di lavorare meno, lavorare meglio, lavorare tutti.













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