MONDO
12/10/2020


Il settennio poco visibile di “Nuova Velletri per il Mali”


Risale al dicembre 2013 il mio ultimo articolo sull’attività di NVPM. Rimandavo la pubblicazione delle attività del’14 e del ’15; quando poi, nel’16, nelle scuole in cui ero stato accolto per raccogliere fondi mi fu detto che i genitori sarebbero stati contrari in quanto molte famiglie italiane erano bisognose, percepii che l’opinione pubblica era cambiata, nel modo che tutti sappiamo, ed ho proseguito nel silenzio-stampa, che ora vengo ad interrompere. Grazie al cielo ed ad una “vecchia guardia”di veliterni NVPM è rimasta viva, cioè ha continuato a raccogliere fondi e ad inviarli in loco, ad intervalli solo raramente superiori al mese. Nel 2014 gli euro trasferiti sono stati 6150, nel 2015 5450, nel 2016 5290, nel 2017 3023, nel 2018 3910, nel 2019 3330. L’obiettivo è stato ancora l’utilizzazione ad uso orticolo di quattro dei pozzi precedentemente scavati, il finanziamento d’una scorta di cereali per la sopravvivenza degli uomini e, nella stagione secca, di foraggi per la sopravvivenza degli animali, nonché dei contributi per spese mediche. Il clan beneficato, qualche centinaio di pastori seminomadi ora basati in oasi, ora in un accampamento nella periferia di Gao, è stato ancora lo stesso. Il nostro aiuto è stato vitale per questa gente, perché, nonostante nel ’14 l’intervento degli eserciti francese, maliano, e di alcuni stati dell’Africa occidentale per eliminare la proliferazione di bande armate, quali politiche, quali ispirate all’ISIS, quali di semplici rapinatori , che s’erano impossessate degli armamenti trasportati dai superstiti della guardia del corpo di Gheddafi riparati nei loro paesi d’origine, avesse riportata una certa sicurezza, la situazione non sì è mai calmata. Anzi, pare che residui dell’ISIS combattenti in Medio Oriente siano scappati fino a Gao, e lì abbiano ripreso a terrorizzare, con autobomba e sequestri, anche di animali, infierendo vigliaccamente sullo strato più bisognoso della popolazione. A parte quanto detto sopra, un fattore che ha diminuito notevolmente le entrate è stato la rimozione da parroco, nel ’15, di Gaetano Zaralli, che, con la sua Comunità, aveva da molto tempo contribuito all’entità del nostro budget. In cambio la ONG “Voci di Popoli del Mondo”, di Roma, ci ha sovvenzionato generosamente. Ricordo tra chi non si è tirato indietro in questi anni di riflusso, la famiglia Zaccagnini, specie Sandra, Sandra Rondoni, Bruno Frezzolini, Federico Toto, Lidia Giorgi, Antonello Antonini, Luigi Arcarese, Luigi Casaldi, il supermercato Fantozzi, Luisita D’Eletto, Salvatore Lemma, Antonio Venditti, Tonino Casamassimi e signora, Antonio Poillucci, Pietro Carpanzano, Silvia Ceccacci, Filippo e Leonardo Alvernini, Tonino ed Alba Pasquali Coluzzi, Martina Guidaldi, Cristiana Giorgi, Filippo Ferrara, Giulio Tofanelli, Orazio Mercuri, Luca Quattrocchi, Chiara ed Alessandro Ercoli. In quanto alle scuole le più resistenti, fino al ’15, sono state la “Velletrano”, la “Marcelli”, la “Mariani”, il “Darby” di Cisterna, l’Istituto comprensivo di Velletri Sud Ovest. In quanto agli enti, soprattutto la Casa di Cura Madonna delle Grazie, e la BPL. Ricordo con nostalgia che la presentazione pubblica di “Velletri per il Mali”, il 18/12 /1982, due giorni dopo la costituzione in Associazione, avvenne nella palestra del “Vallauri”, alla presenza di insegnanti ed alunni, e di Moussa Kouyatè, un ingegnere agronomo maliano che si era laureato a Firenze, e che spera offerto come coordinatore in loco dei nostri progetti. Andammo a pranzo io e lui in una trattoria poco prima del Ponte Rosso, venendo da Roma. Sentivamo entrambi che qualcosa di serio stava nascendo. A tutt’oggi, senza mai il minimo problema con lui, sono oltre 870.000.000 di lire, equivalenti a più di 450.000 euro, quelli trasferiti in Malì per i progetti affidati dal Ministero Affari Esteri e per quelli nostri. Moussa Kouyatè è scomparso da qualche mese. Grazie al cielo ed ai veliterni l’Associazione è ancora viva. Voglio concludere associandomi a tutti quelli che, come me, hanno emessso un grandissimo respiro di sollievo alla notizia della liberazione del padre Pierluigi Maccalli. Ho due motivi particolari per farlo: che, a quanto ho letto, anche lui stava facendo nel deserto nigerino la stessa cosa che fa NVPM, cioè avviare all’orticoltura le popolazioni di nomadi, e che la sua liberazione è avvenuta, suscitando un grande interesse nella gente, proprio nella zona di Gao. Un’unica riflessione; che il padre sia rimasto vivo dopo due anni in un ambiente in cui non esiste l’ombra, e la temperatura sale spesso oltre la cinquantina di gradi tra le 11 e le 16, in cui un europeo, abbandonato a se stesso, difficilmente potrebbe sopravvivere più di 48 ore, o è un miracolo, o vuol dire che è stato trattato – relativamente alla situazione- molto bene dai sequestratori.



Pier Luigi Starace



















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