PSICOLOGIA
13/11/2020


Elogio alle emozioni


In quest'epoca contemporanea e, soprattutto, in questo periodo storico, quante volte ci siamo trovati a pensare: ”è giusto o sbagliato fare questa cosa?”, “E' giusto o sbagliato provare quest'emozione?”, “E'giusto o sbagliato parlare in questo modo?”. Sembrerebbe che il vivere quotidiano venga mosso dall'attesa di qualcosa che dovrà arrivare e, quindi, la focalizzazione di quelli che potrebbero essere i nostri valori e obiettivi esistenziali, messa in secondo piano. Ma questo ci potrebbe portare a non incentrarci più sul sentire le emozioni che ci fanno muovere e spostare durante le nostre giornate. Le emozioni sono delle risposte fondamentali ed innate che il nostro organismo produce a stimoli esterni ed interni, naturali o appresi, andando a sollecitare i nostri ricordi, più o meno arcaici. La loro principale funzione consiste, quindi, nel rendere più efficace la nostra reazione a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza. Quando proviamo emozioni, ci attiviamo globalmente, proprio perché noi esseri umani siamo un'unità intera, non divisibile dualisticamente in mente e corpo (Alexander Lowen). La paura, una delle nostre emozioni di base, davvero significativa da un punto di vista evolutivo, laddove provata, legittimata e riconosciuta, potrebbe essere davvero una delle chiavi per vivere la nostra vita nel qui ed ora, facendoci percepire quanto siamo umani e vivi; così come la tristezza, che si può agganciare al ricordo e/o all'esperienza della perdita, la rabbia che ci mette in allerta di fronte ad un pericolo, e la gioia che ci attiva quando ci troviamo in uno stato piacevole, derivante da risultati efficaci di azioni e di attività, che riguardano tanto la relazione con gli altri, quanto con se stessi, con gli eventi e con il mondo. Giorgio Piccinino, sociologo, psicologo e psicoterapeuta analitico transazionale, scrive nel suo articolo Elogio della paura: La paura è un’emozione di base, antica e profonda, un movimento interno ed esterno del corpo che di sua iniziativa si allerta automaticamente quando le condizioni di vita ci presentano un pericolo incombente. È come il brivido della febbre, come il pelo che si rizza. Tutte le emozioni di base spiacevoli (paura, rabbia, tristezza) sono pre-razionali e del tutto utili e necessarie a metterci in guardia. Se la paura ci avverte di un pericolo, la rabbia è la sentinella di fronte alle aggressioni e alle invasioni, mentre la tristezza ci ricorda che stiamo perdendo qualcuno o qualcosa di importante per noi. Dovrebbe essere vietato chiamare “negative” queste emozioni, e anche da questo già si capisce che tendiamo a sedarle e nasconderle. E' in questo modo che Piccinino elogia le emozioni e la paura che, alle volte, laddove non viene riconosciuta correttamente, o anche negata, può portare la per-sona a non leggere correttamente le proprie vibrazioni (sì, perché come diceva A. Lowen Un corpo sano è in uno stato costante di vibrazione sia da sveglio che durante il sonno.  Quando le vibrazioni attraversano completamente il corpo, la persona si sente unita e integrata, intera). Sembrerebbe, quindi, che un punto fondamentale nell'analisi del qui ed ora, sia il riconoscimento autentico di ciò che proviamo, per stare in contatto con il nostro vero sé, la commistione tra il nostro sé reale e il nostro sé ideale (laddove quest'ultimo non abbia l'unico obiettivo di svalutare ciò che non siamo, ma potenziare ciò che siamo). Ci vuole sempre una base sicura per poter viaggiare, il coraggio, quello vero, non è mai imprudenza né sconsideratezza. Solo che purtroppo la paura, come le altre emozioni, è abbastanza facilmente manipolabile dalla cultura, l’emozione è ancestrale e universale, ma l’attribuzione di significato e di rilevanza è un pensiero nelle mani di chi possiede il potere delle informazioni e fa cultura dominante (Elogio della paura, G.Piccinino). Giorgio Piccinino, quindi, sottolinea quanto sia importante stare a contatto con noi stessi, vivere profondamente le emozioni che proviamo, cercando di attribuire loro il vero significato che hanno per noi, non facendoci soggiogare e/o ingannare da stimoli esterni che potrebbero inviarci messaggi ambigui, facendoci minimizzare o creare emozioni indotte che realmente non proviamo. Tutto ciò che la per-sona (in quanto essere risonante) potrebbe agire, dovrebbe semplicemente incentrarsi su quelle che sono le corde davvero importanti da far suonare, tralasciando l'ascolto di messaggi fuorvianti, andando ad usare quelle che sono caratteristiche umane davvero pregnanti, ovvero le emozioni provate, la creatività e il pensiero divergente (Guilford, J.P. 1969). Tutto questo al fine di poter tornare a sentire davvero la nostra essenza, il nostro vero Sè.



Martina Loppa, psicologa, tutor dsa e bes e insegnante di Massaggio infantile aimi



















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