CULTURA
18/11/2020


Lo scatto a Maria Josè, l'ultima regina d'Italia a Velletri


Maria Josè avrebbe fatto la storia senza saperlo. Ricoprire per l'ultima volta la carica di regina, infatti, non era nei programmi della sua famiglia quando fu destinata al matrimonio reale con Umberto di Savoia.   L'Italia le sarebbe entrata comunque nel cuore: amava Napoli alla follia, era rapita dai paesaggi delle campagne peninsulari, fu conquistata più dalla patria di suo marito che dal marito stesso. Ad attrarla un sentimento interiore di bellezza: artistica, poetica, visiva. E infatti 'colorò' il suo destino frequentando intellettuali affermati (Elio Vittorini, Umberto Zanotti Bianco che avrebbe poi fondato 'Italia Nostra' con Giorgio Bassani, Carlo Antoni) e statisti in pectore (Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi, Ugo La Malfa). Maria Josè, insomma, aveva spontaneamente e casualmente individuato quelli che sarebbero stati i volti del futuro politico e culturale italiano pur sapendo che tale futuro non avrebbe potuto coesistere con la sua figura. Una posizione forte e scomoda al contempo, che tuttavia resse con grande eleganza e risoluto spirito di sacrifico tanto da guadagnarsi l'appellativo sarcastico e onorifico di 'unico uomo di Casa Savoia'. Lei, che era una donna dalla spiccata femminilità e dall'ineguagliabile eleganza. Nel 1943 approdò a Velletri. Era in programma, a San Clemente, la cerimonia solenne di cresima e comunione per trentacinque ufficiali e soldati. Centinaia di veliterni affollarono la Chiesa, mentre la principessa di Piemonte (così doveva essere chiamata, per diktat di Mussolini) accanto al sacerdote officiante assisteva con religiosa attenzione. Il 3 giugno, all'alba di una torrida estate, la sua visita a Velletri fu immortalata da un fotografo e lo scatto è gelosamente custodito negli archivi dell'Istituto Luce. Proprio negli ultimi anni del Regime Fascista lo scontro con Mussolini divenne più o meno aperto: Maria Josè passò dalla non considerazione del Duce alla non tolleranza. La politica interventista del Fascismo la terrorizzava perchè sapeva che gli italiani non avevano mezzi militari per sperare in esiti non infausti della guerra. Mussolini dal canto suo si limitò a tenere sotto controllo la principessa e impedire agli organi di stampa italiani di definire lei e suo marito come 'principi ereditari'. Bastava dire che erano principi del Piemonte. L'ultima regina, sempre più convinta di essere l'ultima, iniziò a lavorare sotto traccia con la Resistenza. Si intensificarono i suoi contatti con i partigiani, ai quali offrì collaborazione tramite il trasporto di alcune armi. Al Referendum tra monarchia e Repubblica avrebbe votato scheda bianca. Nel frattempo caldeggiò il colpo di Stato teorizzato nell'incontro del Castello di Racconigi. E al rientro dal soggiorno in Svizzera, obbligato durante le operazioni belliche, fu accolta dai partigiani. Le autorità elvetiche le impedirono di scendere in prima linea insieme alle donne della Resistenza. L'esilio e il resto della vita confermarono i tratti di una donna dal forte spessore politico e dalla grande verve umana, nonostante una storia anche personale e familiare complessa e colpita da vari lutti. Qualcuno la accusò di 'tendenza a sinistra' visti i suoi viaggi a Cuba, in Cina, in Russia. Prima di abbandonare l'Italia, nell'ultima notte da 'regina consorte' uscente, avrebbe voluto rivedere Napoli ma le fu impedito ancora una volta per motivi di sicurezza. Quello scatto a Velletri dà la cifra della solitudine che per tutta la vita accompagnò Maria Josè. Meditativa, intelligente, silenziosa e acuta. L'ultima regina, appunto. 



Rocco Della Corte



















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