PSICOLOGIA
20/11/2020


La non violenza come scelta consapevole


Il tema della violenza di genere si è diffuso tardi nella nostra società benché, il fenomeno sia presente da sempre, complici i condizionamenti culturali e la nostra difficoltà a rivederli profondamente.   “Non violenza” è un’espressione che abbraccia spazi esistenziali, rappresentazionali, relazionali, culturali e sociali dei quali i confini restano confusi e sfumati. La violenza, di per sé, trova molteplici definizioni e rimanda ad una complessità di fenomeni, dinamiche e comportamenti che sfuggono ad una rappresentazione univoca, definita e certa. L’espressione “violenza di genere”, ancor di più, rimanda a letture contrastanti, a conflitti, a contestazioni che non lasciano intatta la volontà con la quale è stata formulata.

 

UN QUADRO DEL FENOMENO

 

Per avere un’idea dello spazio e delle risorse impiegate nel contrasto alla violenza di genere, ho provato ad inserire su google “violenza di genere” come chiave di ricerca, i risultati sono stati i seguenti: Circa 17.600.000 risultati (0,40 secondi); ancora, ho provato con “violenza sulle donne” sono comparsi 16.000.000 risultati (0,39 secondi). Ho, poi, effettuato la stessa operazione con la chiave “Libri sulla violenza di genere” perché la produzione editoriale, a mio avviso, può essere un buon indicatore dell’interesse che una collettività esprime su un tema, risultati: 10.300.000 risultati (0,50 secondi). Ho anche cercato “ associazioni contro la violenza sulle donne” con 3.120.000 risultati (0,62 secondi), pur sapendo che “violenza sulle donne” rimanda ad un parziale del fenomeno. Giusto per completezza, il numero di denunce, di sentenze di condanna, i tipi di reati più frequenti si evincono facilmente dai dati ISTAT accessibili a tutti. Comunque, il numero dei centri antiviolenza, da indagine Istat 2018 pubblicata in ottobre 2020, presenti in Italia, è pari a 302, dei quali 30 sono stati aperti nel 2018. Per quanto riguarda i CAV il Ministero dell’Interno pubblica: “L’Intesa Stato, Regioni e Province Autonome siglata in Italia nel 2014 stabilisce che i Centri antiviolenza sono “strutture in cui sono accolte – a titolo gratuito – le donne di tutte le età – e i loro figli minorenni -vittime di violenza, indipendentemente dal luogo di residenza”. I Centri antiviolenza costituiscono quindi il fulcro della rete territoriale della presa in carico della vittima di violenza. Analogamente, le Case Rifugio sono “strutture dedicate, a indirizzo segreto, che forniscono alloggio sicuro alle donne che subiscono violenza e ai loro bambini a titolo gratuito e indipendentemente dal luogo di residenza, con l’obiettivo di proteggere le donne e i loro figli e di salvaguardarne l’incolumità fisica e psichica”. ISTAT 28 ottobre 2020. I fondi stanziati nel 2018 ammontano “complessivamente di 20.000.000,00 di euro destinati al potenziamento delle strutture delle case rifugio e dei centri antiviolenza”. Ancora, dalle indagini Istat si rileva che “Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex.” Numerosi i programmi e progetti antiviolenza, molti nelle scuole. Questi ultimi sono accomunati dalla presenza di alcuni elementi tra i quali, i seguenti: concetto di genere, stereotipi e pregiudizi differenze di genere, alfabetizzazione emotiva. Da questa grossolana descrizione di un quadro che, di certo, richiede una più accurata attenzione, emerge un fenomeno ancora di enorme portata che è stato rilevato fin dagli anni 70 del secolo scorso. Sono passati più di 50 anni. Ciò che mi colpisce è il mancato abbattimento del fenomeno a fronte di un annoso e importante dispiegamento di forze. Certo, è stata registrata una deflessioni numerica, rispetto agli anni passati, come rilevato dalle indagini Istat ma, si sono registrate anche ramificazioni, il fenomeno si è pluralizzato nelle forme, si è fatto più complesso, aprendo numerosi temi ed ambiti di attenzione e di intervento: autori di reato adulti e minori, vittime di reato adulte o minori, nuove forme di violenza informatica, solo per citarne alcune. Noi sappiamo che in base alla teoria della complessità, con una traslazione tra la dimensione psico- socio culturale e la fisica, anche se può apparire una forzatura e chiedendo perdono agli esperti per la rozza semplificazione: un sistema complesso va in direzioni non prevedibili. Ciò rende ragione della difficoltà che incontriamo nell’approntare strategie efficaci nel contrasto a fenomeno.

 

RAPRESENTAZIONI INDIVIDUALI E COLLETTIVE

 

Per introdurre una riflessione sul contributo culturale alla resistenza della violenza di genere, pur a fronte di una serie di interventi finalizzati a contrastarla e a prevenirla, cito Chiara Camerani quando afferma, con inestimabile chiarezza: “la rappresentazione collettiva modella il vissuto e l’identità dei comportamenti di una società”. Nel voler esemplificare in modo forse semplicistico ma, comprensibile, come ciascuno di noi contribuisca attivamente alla conservazione di comportamenti di matrice violenta faccio riferimento ai casi in cui un adolescente vieta alla propria ragazza di uscire con amici o impone un certo tipo di abbigliamento, o controlla il suo telefono, comportamenti molto più frequenti di quanto non si immagini. Quante volte, in casi come questi, l’adulto di riferimento o un coetaneo mette in discussione, aiuta nella direzione di un’analisi critica dei comportamenti agiti alla luce del valore della non violenza, sanziona o corregge? Eppure quell’unico “normale” comportamento è mosso dai pilastri della violenza: possesso, gelosia, controllo, potere. Ricordo che il Codice civile del 1942 all’ Art. 144 stabiliva che, oltre alla patria potestà, l’uomo assumeva in famiglia un ruolo predominante rispetto alla moglie. Aveva pertanto il diritto d’impartire ordini e divieti. Poteva educarla e correggerla, anche con mezzi violenti e coercitivi. C’è da chiedersi come e quanto ci siamo distanziati da tali concezioni nei comportamenti che si giocano quotidianamente nelle relazioni intime e nelle rappresentazioni che li sostengono, quanto, diversamente, ancora li giustifichiamo considerandoli “normali” o di scarsa importanza. Gli interventi di prevenzione nelle scuole sono numerosi ma, spesso, frammentari, le iniziative che si rivolgono agli adulti, fascia di popolazione che deve ricevere un’attenzione marcata, perché gli adulti esercitano il ruolo di educatori, attirano spesso una popolazione già sensibile al problema e non modificano i comportamenti dei più. Sento, per quanto detto, di voler richiamare l’attenzione ai nostri agiti e ai pensieri che li sostengono per minare nel quotidiano quanto resta di un retaggio culturale che sostiene comportamenti violenti ma, involontariamente, inconsapevolmente, legittimati ed agiti.



Ielena Caracci



















Note Legali


Velletri Life - www.velletrilife.com

Testata giornalistica registrata con autorizzazione del Tribunale di Velletri n°13/2013 in data 11-09-2013.

Aggiornamenti quotidiani in tempo reale.
Service Provider: Aruba

Per inviare comunicati e segnalazioni:
redazionevelletrilife@gmail.com

Facebook: Velletri Life Giornale

Twitter: VelletriLife

Il sito si avvale unicamente di cookies tecnici


VelletriLife     VelletriLife

CONTATTI: Redazione Velletri Life


Direttore e Proprietario:
Dott. Rocco Della Corte


Orari di apertura della Redazione (su appuntamento)
Sede: Via IV Novembre, 11 - 00049 Velletri (RM)

Dal Lunedì al PSICOLOGIA: 9,30-13,00
Sabato e Domenica: Chiuso.
Redazione web sempre operativa

Modalità di pubblicazione


Le collaborazioni con il Giornale sono da considerarsi del tutto gratuite e volontarie, salvo diverso accordo scritto con la Redazione. Tutti i collaboratori non hanno pertanto introiti e svolgono questo lavoro per sola passione. I materiali spediti in Redazione via email (articoli, immagini, interviste, etc) non verranno in nessun caso restituiti. La Redazione si riserva di pubblicare o meno i contenuti ricevuti a proprio insindacabile giudizio. Per la riproduzione o la citazione di articoli, immagini e/o contenuti è gradita una richiesta specifica via email. Talvolta vengono utilizzate immagini di repertorio tratte dal web: controlliamo scrupolosamente la fonte, ma qualora doveste ravvisare la presenza di immagini di vostra proprietà qui pubblicate inviateci una email e provvederemo a rimuoverle immediatamente.