MONDO
22/11/2020


"Comportamento amoroso": il Vangelo di don Gaetano Zaralli


Mt 25,31-40

 

TESTO

Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria.   Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». E il re risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me».

 

COMMENTO

Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre…

 

Il messaggio cristiano è chiaro, non si presta a equivoci, non mette nello stesso calderone il bene e il male per farne un mostro di buonismo accattivante e populista. Il bene è l’amore e il male è l’egoismo.

Il messaggio di Cristo non si lascia abbindolare da false forme devozionale, né raccoglie frutti da prediche ricche di buone intenzioni. Quando le preghiere diventano chiacchiere e le chiacchiere riempiono le bocche senza tradursi in operosa e umile vita, inutilmente si proclama il proprio essere cristiani, perché in quelle circostanze perfino il fare il segno della croce dimostra l’egoistica appartenenza ad una setta.

“Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare,

- ho avuto sete e mi avete dato da bere;

- ero straniero e mi avete accolto,

- nudo e mi avete vestito,

- malato e mi avete visitato,

- ero in carcere e siete venuti a trovarmi.”

Facciamo il nostro esame di coscienza e senza preoccuparci di stabilire chi è il migliore tra di noi, ciascuno prenda atto della proprie responsabilità, semmai il proprio operato dovesse risultare lontano dal messaggio cristiano.

 

“In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me…”.

 

Essere cristiani non significa fare propaganda per procacciarsi seguaci, ma  lasciarsi andare in un sorriso amoroso che conquista i cuori; non è ricerca di consenso, ma normale attenzione a vantaggio dell’altro; non è voglia di acquisire punti di merito, ma solo agire da uomo onesto.

L’essere cristiani suppone spesso il mettersi di traverso rispetto ad una mentalità e a una cultura che della religione esalta i riti, enfatizza le forme, colleziona i privilegi… Essere cristiani, in questo caso, significa anche avere un po’ di coraggio, ma non da tutti si può pretendere.

 

«Signore, quando ti abbiamo visto affamato… o assetato…? Quando mai ti abbiamo visto straniero… o nudo…? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere…?»

 

Essere cristiani significa provare meraviglia per aver incontrato Cristo, senza aver fatto dei calcoli, senza aver preventivato un premio da consumare nel Regno dei Cieli, senza averlo cercato.



Dagli scritti di Gaetano Zaralli



















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