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INTERVISTE
30/11/2020

Valerio Sanguigni (Clinica Madonna delle Grazie): “Ricerca e cura per essere sempre vicini al paziente”



Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Interna ed Endocrinologia presso la Casa di Cura “Madonna delle Grazie” di Velletri, nonché professore aggregato di Medicina Interna all’Università di Tor Vergata, Valerio Sanguigni è un medico di grande esperienza.   In questa delicatissima fase emergenziale dal punto di vista sanitario, il Professor Sanguigni è in prima linea insieme alla sua equipe per continuare a garantire ai tanti pazienti le cure necessarie e gli accertamenti specialistici di un settore nevralgico della medicina, ovvero l’internistica.

 

 

Professor Valerio Sanguigni, lei è da molti anni alla guida del Raggruppamento di Medicina della Casa di Cura 'Madonna delle Grazie' di Velletri. In cosa consiste, a livello medico, il lavoro di un reparto di 'Medicina Interna' come il suo? Quali patologie si possono gestire?

 

In realtà, in base alla mia esperienza come professore universitario, direi che la “Medicina Interna” è nata come la specialità regina della medicina. Con il tempo il progresso medico ha frammentato la medicina in molte branche specialistiche che hanno relegato, ingiustamente, la medicina interna in un ruolo secondario. Questo è uno dei motivi per cui spesso oggi un paziente, che accusa svariati sintomi, si rivolge in maniera autonoma a più specialisti, senza riuscire ad avere mai una diagnosi certa. Nel nostro reparto di Medicina Interna ricoveriamo pazienti affetti dalle patologie più svariate che vanno da quelle infettive, in primis le polmoniti, respiratorie (BPCO, insufficienza respiratoria), cardiovascolari (insufficienza cardiaca e ipertensione arteriosa), neurologiche (Ictus cerebrale e TIA), endocrino-metaboliche (Diabete mellito, Tireopatie), neoplastiche. E spesso sono proprio le persone anziane, che rappresentano i pazienti più fragili, ad essere affetti da più patologie concorrenti, che non sono mai state diagnosticate prima. In altre parole, solo in un reparto di medicina interna come il nostro è possibile studiare in maniera “globale” il paziente, sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico. Lo scorso anno abbiamo ricoverato più di 1100 pazienti provenienti da pronto soccorso, proprio per le patologie critiche descritte. Nel nostro ambulatorio di medicina interna seguiamo poi tutti i pazienti da noi ricoverati e che necessitano di controlli periodici.

 

In una fase di pandemia, impensabile o quasi fino a qualche mese fa, voi medici insieme al personale siete in prima linea per garantire la sicurezza dei pazienti. Quale profilo si è adottato in Clinica per far fronte all'emergenza?

 

La pandemia da Covid-19 è un evento unico che ha cambiato e cambierà il mondo. Nessun medico esperto, anche con circa 40 anni di attività clinico-assistenziale come il sottoscritto, poteva mai pensare di trovarsi ad affrontare un evento del genere. Quello che siamo riusciti ad organizzare alla Clinica Madonna delle Grazie lo reputo, con orgoglio, un modello unico (che peraltro cercheremo di pubblicare dal punto di vista scientifico), che ci ha consentito, fino ad oggi, di restare una delle pochissime (rare) strutture cliniche, che non hanno avuto casi COVID-19 ricoverati. Tutto ciò è frutto dell’impegno costante, dell’abnegazione, del coraggio di tutto il personale medico, infermieristico, paramedico, ausiliario, amministrativo, che hanno collaborato insieme in perfetta sintonia, seguendo in maniera puntuale e precisa le indicazioni che abbiamo elaborato di concerto con la nostra direzione sanitaria ed alla dirigenza. Il risultato è che siamo diventati, durante tutta la pandemia, una struttura di riferimento per i ricoveri di tutti i pazienti critici (no Covid-19), provenienti dai pronto soccorso, soprattutto da Velletri, Colleferro e dal Policlinico dei Castelli. Ad oggi abbiamo infatti accolto più di 500 pazienti trasferiti da pronto soccorso, in piena fase pandemica. Senza entrare troppo nel dettaglio riassumerei questo approccio in poche fasi:

  1. Accurata selezione e filtro dei pazienti provenienti dai pronto soccorso;
  2. Triage severo organizzato in dettaglio per i pazienti ambulatoriali esterni e i ricoveri in elezione;
  3. Osservanza precisa e puntuale, da parte del personale medico e paramedico, di tutte le norme igieniche e di distanziamento in reparto (dispositivi (DPI), camici, filtri, ecc.);
  4. Utilizzo precoce di tutti i test rapidi (sierologici e antigenici) diagnostici, via via divenuti disponibili, come screening interno;
  5. Contact tracing preciso ed efficace dei potenziali pazienti esposti;
  6. Interazione continua con le strutture sanitarie di riferimento (ASL).

 

Lei è molto attivo nel campo della ricerca e sono in corso diverse collaborazione fra istituzioni accademiche e Casa di Cura 'Madonna delle Grazie'. Ci può elencare in che modo la Clinica si è 'aperta' alla ricerca scientifica e universitaria?

 

Il mio personale percorso accademico presso l’università mi ha portato sempre a non disgiungere mai la passione per la cura del malato, dalla passione per la ricerca scientifica. Tutto questo proprio per mettere in pratica, nella cura del paziente, le indicazioni provenienti dagli studi scientifici. Ciò è testimoniato anche dalle molte pubblicazioni personali sulle più importanti riviste scientifiche internazionali. Per tale motivo è stato per me naturale cercare di unire alla mia attività clinica presso Madonna delle Grazie, anche una attività progettuale di sviluppo della ricerca. Mi sono quindi impegnato a cercare di realizzare delle convenzioni tra la Clinica ed importanti enti di ricerca nazionali e internazionali. Da questo sforzo sono scaturite due importanti convenzioni di collaborazione. La prima siglata con il Dipartimento di Scienze e Biotecnologie Medico Chirurgiche dell'Università degli Studi di Roma la Sapienza con sede in Latina, con il mio amico e collega Prof. Roberto Carnevale, con cui abbiamo realizzato numerosi studi scientifici insieme. La seconda ratificata con “l’Evelyn McKnight Brain Institute”, Department of Neurology,Miller School of Medicine della University of Miami, con il mio collega Prof. David Della Morte  con cui collaboro da anni. È in corso una ulteriore importante convenzione con la mia Università Tor Vergata (dove faccio parte del corpo docente) per avviare un rapporto diretto di tipo clinico e didattico con la scuola di specializzazione in geriatria. L’obiettivo di queste convenzioni non è solo quello di realizzare un’importante attività di ricerca, ma anche quello di uno scambio di personale medico altamente qualificato per migliorare l’efficienza e la qualità delle cure.

 

Tra le iniziative che lei ha coordinato spiccano i corsi di formazione, rivolti anche ai medici di base. Quale rapporto bisogna immaginare, oggi, fra la medicina di base territoriale e le strutture sanitarie?

 

Sono riuscito ad organizzare in questi anni, nel centro congressi della clinica, molti corsi con crediti ECM su svariate tematiche cardiovascolari ed endocrino metaboliche, dedicati ai medici del territorio (MMG e specialisti). A tali corsi hanno partecipato relatori universitari con esperienza importante a livello nazionale ed internazionale. C’è stata una risposta veramente efficace in termini di adesione e interazione tra docenti e medici partecipanti. Questo testimonia l’importanza di una formazione continua sul territorio che consente un rapporto importante tra la clinica e i medici di base, in grado di soddisfare sia le esigenze di formazione, che quelle di collaborazione nella gestione clinica dei pazienti. Infatti, grazie anche a questo tipo di iniziative, abbiamo instaurato un rapporto diretto con molti colleghi per il ricovero e la cura dei loro pazienti critici. Rapporto che a mio parere va implementato e strutturato sempre di più nel tempo.

 

Quali sono i progetti futuri, oltre ai riconoscimenti già ottenuti, a livello clinico e laboratoristico? 

 

Uno dei progetti a cui stiamo lavorando di più in questo periodo (peraltro difficile) è la strutturazione (ormai completata) di un centro di eccellenza per la diagnosi e la terapia del diabete mellito, in grado di soddisfare le richieste sempre più pressanti del territorio per una patologia così diffusa e invalidante. Tra l’altro, essendo il nostro reparto convenzionato con il SSN, non solo per i ricoveri di medicina interna, ma anche per l’endocrinologia, vogliamo sviluppare al meglio la possibilità di ricoverare pazienti con diabete scompensato o gravi complicanze. Inoltre, sulla scorta delle convenzioni avviate con gli istituti universitari, stiamo mettendo a punto due progetti importanti soprattutto per la popolazione anziana. Il primo sulla cura dei disturbi cognitivi mentali e della memoria. Il secondo sulla prevenzione dei disturbi cardiovascolari legati all’invecchiamento.

 

Un ultimo passaggio sul covid: si è detto tutto e il contrario di tutto, per cui non le chiediamo di commentare le dichiarazioni sulla pandemia. A suo avviso la prospettiva del vaccino è concreta? Le misure di prevenzione che stiamo adottando (evitare assembramenti, mascherine chirurgiche, lavaggio delle mani) possono bastare per farci stare relativamente sereni in questa seconda ondata?

 

Guardi, possiamo tranquillamente affermare che la pandemia da COVID-19 rappresenterà per sempre uno spartiacque nelle nostre vite. Tutto quello che era prima del COVID non è quello che sarà dopo il COVID. Sono cambiati i rapporti umani, sono cambiate e cambieranno le nostre abitudini, ma soprattutto abbiamo elaborato il concetto che comunque nella nostra vita il primo valore è la salute, perché il resto è tutto comunque relativo. Da questo punto di vista sono sicuramente ottimista sulla possibile risoluzione definitiva della pandemia, ma solo se riusciremo ad avere ben chiari i due concetti base:

  • L’efficace e precisa aderenza alle misure di prevenzione: mascherine sempre prima di tutto, distanziamento e mancanza di assembramenti (anche familiari);
  • Impiego trasversale e globale del vaccino.

La mia personale esperienza con centinaia di pazienti fino adesso ha dimostrato che anche molti degli “scettici o i dubbiosi” purtroppo hanno vissuto personalmente o attraverso familiari stretti o amici cosa significhi ammalarsi di COVID-19. I risultati che stiamo ottenendo, con grande fatica e grande sacrifici di ogni genere, dimostrano come sia importante mantenere alta la guardia e continuare a mantenere le misure di prevenzione. Ma ciò che ci ha insegnato la storia più recente con le epidemie da Vaiolo, Poliomelite e Influenza Asiatica, che hanno falcidiato in tempi passati il mondo senza comunque avere la diffusione globale e pandemica di questo virus, è che l’unica strada per evitare altre ondate e tornare ad un tipo di vita “normale”, è solo quella del vaccino. L’approccio combinato di misure di prevenzione costanti e la somministrazione diffusa del vaccino è l’unica strada percorribile per mettere la parola fine alla pandemia da COVID-19. Il resto è filosofia.

 


















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