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PSICOLOGIA

04/12/2020

Giulia Ciafrei sui disagi covid-19: "Vivere e coinvolgere il territorio per una comunità educante"


L'Assessora ai Servizi Sociali e vice-Sindaca, nonchè educatrice, Giulia Ciafrei, è intervenuta in una lunga e approfondita intervista su diversi problemi che riguardano la comunità veliterna (e non solo) in questo periodo di pandemia. Come hanno reagito i più giovani, ad esempio? Per loro l'epidemia può diventare un segno indelebile visto che sono costretti a viverla in una fase cruciale della loro esistenza. Un altro problema non indifferente è quello dell'apprendimento, con la didattica a distanza che inevitabilmente fa discutere. La chiave di tutto ciò, ha detto la dottoressa Ciafrei, risiede nel coinvolgimento globale del territorio intorno a quel concetto di comunità che deve e può farsi sempre più educante. L'Associazione 'Eppur si muove', che si occupa dell'età volutiva, ha realizzato questa intervista per approfondire il tema.

La situazione che stiamo vivendo come crede che abbia influito sui bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze?

 

Paradossalmente io credo che i bambini e le bambine e ragazzi e ragazze abbiano reagito meglio di quello che ci aspettavamo. Mi preoccupa e mi ha fatto riflettere molto la domanda sul cosa gli abbiamo dato fino ad oggi. In un momento in cui si sono chiusi tutti gli spazi 'organizzati' quello che dobbiamo chiederci è quanto abbiamo lavorato poco e come possiamo fare per renderli autonomi, per permettergli di vivere le città e gli spazi pubblici autorganizzandosi . Se pensiamo che nel momento di chiusura delle attività aggregative, i ragazzi e le ragazze ma anche le famiglie con bambini e bambine hanno dovuto organizzarsi in modo autonomo nei limitati spazi cittadini, e questi spazi abbiamo visto che devono cambiare e se diventassero luoghi dei bambini e delle bambine sarebbero sicuramente più vivibili per tutti e tutte.

 

Secondo lei sono stati forniti gli strumenti necessari per garantire l’apprendimento ai soggetti più svantaggiati/vulnerabili? Quali potrebbero essere gli strumenti da potenziare e utilizzare?

 

Io credo che nel primo lockdown più che parlare di didattica a distanza si debba parlare di didattica di emergenza, meglio i provvedimenti della seconda ondata in cui per esempio ai ragazzi con disabilità è stata garantita assistenza e accesso a scuola poi molta della capacità innovativa è in capo ai dirigenti scolastici. Ci sono esempi in Italia virtuosi di scuole che stanno sperimentando l outdoor e hanno trovato modalità creative e alternative per fare scuola. Nell' anno rodariano anche e soprattutto a scuola vediamo quanto la creatività e la fantasia arricchisca il metodo, soprattutto in un momento così drammatico.

 

Secondo la sua esperienza quali sono le problematiche più importanti che le famiglie stanno vivendo rispetto all’utilizzo della didattica a distanza?

 

Per le classi sociali più povere culturalmente il Digital divide è un grandissimo problema, così come il reperimento dei mezzi come PC o tablet, per questo nelle città dovrebbero essere organizzati degli spazi pubblici, con la possibilità di utilizzare la rete e magari anche dei PC. Oltre a questo non tutte le abitazioni hanno grande disponibilità di spazi, spesso si vive stretti e anche in questo caso la creazione di spazi sociali disponibili potrebbe rappresentare un grande conforto per tutti e tutte.

 

In che modo a suo avviso le realtà territoriali del terzo settore possono contribuire a prevenire il disagio dell’infanzia e dell’adolescenza dovuto alle conseguenze sociali della pandemia?

 

Anche in questo caso abbiamo bisogno di creare un alleanza forte tra istituzioni, famiglie e terzo settore e di grande innovatività bisogna secondo me uscire dalle proprie sedi e lavorare nella città, in collaborazione con tutte le categorie che vivono il territorio. Cominciare a pensare a vivere parte delle proprie attività attraverso 'l unità di strada' per intercettare i bisogni che poi potrebbero partecipare alle diverse proposte. Vivere e coinvolgere il territorio tutto per cercare di non lavorare in compartimenti stagni ma di essere una comunità educante.


















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