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INTERVISTE

08/12/2020

Lettere veliterne dai campi di prigionia: "I nostri giorni non sono lontani", parla Antonietta Lucchetti


di Intervista a cura di Rocco Della Corte
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In dirittura d'arrivo per i tipi delle Edizioni De Cultura, 'I nostri giorni non sono lontani' sarà presto disponibile in libreria e non solo e si candida a diventare un prezioso documento storico.  L'indagine, condotta dalla dottoressa Antonietta Lucchetti, si focalizza tuttavia anche su un altro filone oltre a quello della ricerca storica e d'archivio: l'aspetto umano, intimo e profondo dei soldati veliterni e larianesi costretti a vivere il dramma dei campi di prigionia nella seconda guerra mondiale. Un volume di quasi duecento pagine, con tantissimi documenti, frutto della passione e della competenza della curatrice - supportata dall'Associazione Culturale Memoria '900 - che rappresenta la seconda pubblicazione della neonata casa editrice De Cultura. Abbiamo intervistato Antonietta Lucchetti per saperne di più su questo nuovo lavoro.

 

Dottoressa Lucchetti, da dove proviene il materiale che è poi servito per la pubblicazione?

 

Il materiale proviene dall’interno dell’Archivio storico del Comune di Velletri, dove sono presenti più di 500 fascicoli riguardanti prigionieri di guerra militari e civili oltre che militari in servizio di Velletri e Lariano le cui famiglie ricevevano sussidi economici dal comune di Velletri durante la seconda guerra mondiale .Più di 100 sono le lettere di prigionieri di guerra veliterni provenienti dai campi di concentramento sparsi sia in Europa che in altri continenti.

 

Come mai tutte queste lettere, di tipo 'personale' e 'privato', in un Archivio Istituzionale?

 

Non conosciamo il motivo della presenza di queste lettere all’interno dell’Archivio storico, possiamo fare soltanto delle supposizioni. Sono state forse consegnate dalle stesse famiglie dei prigionieri di guerra che in questo modo attestavano la condizione dei loro congiunti o forse anche mai recapitate ai destinatari per gli eventi bellici che distrussero in gran parte la nostra città.

 

Nel volume 'I nostri giorni non sono lontani' che ha curato insieme all'Associazione Memoria '900 che tipo di lettere sono state inserite? C'è stato un criterio particolare?

 

Le lettere pubblicate rappresentano una selezione degli scritti presenti all’interno dell’Archivio storico e vogliono offrire uno spaccato della condizione dei prigionieri di guerra. Provengono dai campi di prigionia situati in Germania, Gran Bretagna, Francia, Marocco, Sud Africa, India, Australia, , Algeria, Egitto e Stati Uniti .

 

A chi sono destinate, principalmente, le missive? 

 

Molte delle lettere sono indirizzate ai genitori, i soldati si rivolgono in particolare alle loro madri, e proprio questa peculiarità ha dato spunto al titolo al libro. Scriveva Ettore Pietromarchi, prigioniero di guerra in un campo di concentramento nel lontano Sud Africa “Cara mamma i nostri giorni non sono lontani, si sta ad attendere quel breve giorno di rientrare fra le vostre braccia…….”.

 

Al di là della contestualizzazione storica, nel suo lavoro emerge un lato umano fortissimo di questi ragazzi...

 

Dalla trascrizione letterale delle lettere pubblicate traspaiono sentimenti intensi, dolore per la distanza dalla famiglia , rabbia per l’attesa una libertà ancora lontana, inquietudine per la mancanza di notizie da casa, gioia per l’annuncio di un prossimo rientro in Patria. E’ sempre presente nella corrispondenza il ricordo del paese lontano e degli avvenimenti che scandivano la vita precedente, il raccolto, la vendemmia, le nascite e i riti familiari.

 

Si può parlare di un documento di vita che fornisce un altro punto di vista, quello più umano o umanistico, alla storia della guerra?

 

Traspare uno spaccato veritiero di quella generazione (veliterna, nel nostro caso) inviata sui fronti di guerra... tra i tanti giovani uomini che lasciano le loro famiglie per lunghi anni alcuni non faranno mai più ritorno.


















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