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PSICOLOGIA

venerdì 18 dicembre 2020



"Di più" non è sempre meglio: la plus dotazione intellettiva in Età Evolutiva






Qualche tempo fa ci siamo occupati di bambini e adolescenti che presentano delle vulnerabilità cognitive e vengono segnalati dalla scuola perché presentano un’immaturità generale che si riflette nella fatica a stare al ritmo della classe o in comportamenti non sempre in linea con i coetanei.  Molto di meno si discute dei minori che invece si trovano sul versante opposto, ovvero di coloro che possono avere delle elevate abilità. Si tratta di studenti che raggiungono un quoziente intellettivo, misurato attraverso test standardizzati, che parte da un valore minimo di 125/130 (CNOP, 2018), considerando che nella popolazione generale tale punteggio si attesta intorno a 100. Si potrebbe immaginare che in virtù delle loro doti ci sia una carriera scolastica e successivamente professionale facile, agevolata o addirittura prestigiosa. Per varie ragioni tale aspetto non è così scontato. I bambini cosidetti “plus-dotati” spesso devono affrontare una serie di ostacoli che se non sufficientemente tutelati possono metterli a rischio sia sul versante dell’adattamento che su quello emotivo-relazionale. Un minore ad alto potenziale cognitivo potrebbe acquisire in modo prematuro una serie di abilità, come ad esempio quelle della letto-scrittura, del calcolo o del ragionamento logico-matematico e ritrovarsi in classe in una situazione in cui mentre lui apprende con rapidità i compagni si muovono più lentamente. Accade sovente che finiscono prima degli altri e hanno a disposizione un tempo che non sanno come utilizzare oppure devono seguire degli argomenti che già padroneggiano. Ne scaturisce la possibilità di provare dei forti stati di noia, frustrazione e distraibilità per il fatto di trovarsi di fronte al gap tra ciò di cui si conosce e si vorrebbe ampliare e i limiti dettati dai tempi collettivi. Gli insegnanti potrebbero trovarsi nella condizione di non sapere come gestire queste situazioni in quanto tale divario si riflette invitabilmente anche sull’organizzazione dell’attività didattica. In alcuni casi, infatti, il gap è così significativo che può essere complicato portare avanti il programma in modo omogeneo per tutti gli alunni. Un altro aspetto da considerare è come vivono i bambini la loro plus-dotazione intellettiva? Come la gestiscono nella relazione con l’adulto? In che modo viene inserita nelle interazioni e nel confronto con i coetanei? Che peso ha nella costruzione della propria identità? Le risposte a questi interrogativi dipendono non solo dalle caratteristiche del singolo bambino ma anche da come gli adulti sostengono il minore in queste sfide, nelle quali da un lato vi è la volontà nel riconoscere la presenza delle spiccate abilità e facilitarne l’espressione, dall’altra l’importanza nell’accompagnarle senza eccedere in giudizi o fantasie eccessivamente idealizzanti che rischiano di creare una serie di aspettative non solo irrealistiche ma anche deleterie. Il piccolo che parte con un QI elevato potrebbe anche diventare un adulto che impiegherà le sue capacità in posizioni sociali non eclatanti e prestigiose, ma comunque per lui gratificanti. Il punto è che se nel corso del tempo si sono sviluppate e alimentate determinate aspettative la possibilità di deluderle potrebbe provocare in seguito degli effetti negativi sullo sviluppo della personalità, portando con sé il fardello del “ciò che potevo essere e non sono stato”. In queste dinamiche gioca un ruolo non solo il contesto familiare ma anche il mondo scuola, specie in quelle situazioni in cui l’eccellenza si manifesta negli apprendimenti scolastici, poiché il minore potrebbe anche essere brillante in altri tipi di intelligenze come quella musicale, pittorica, sportiva-motoria, informatica, ecc. Un primo passo da compiere è quello di effettuare una consultazione con figure professionali esperte in questo campo al fine di approfondire non solo le potenzialità con strumenti standardizzati ma anche quello di mettere in luce gli aspetti emotivi, relazionali, familiari e scolastici. Le azioni di supporto si diramano su più versanti e prevedono un confronto tra il clinico, i genitori, il minore e il corpo docente in cui riflettere sull’opportunità di un programma didattico personalizzato con obiettivi su misura (Roncoroni et al. 2014), oppure valutare l’eventualità di un inserimento in una classe successiva o ancora considerare la possibilità di iscrizione in istituti scolastici, in genere privati, appositamente per bambini o ragazzi plus-dotati. In alcuni casi potrebbe anche essere utile uno spazio di sostegno psicologico che permetta al bambino e alla sua famiglia di affrontare al meglio le criticità descritte.  Al centro “Eppur si muove” mi occupo di valutazioni nel campo cognitivo, scolastico ed emotivo-comportamentale per bambini e adolescenti.

 

Dott. Simone Cupellaro

Psicodiagnosta e Psicoterapeuta dell’età evolutiva

 

 

Bibliografia

CNOP (2018). Linee Guida per la Valutazione della Plusdotazione Intellettiva in Età Evolutiva. 

Roncoroni, Miazza, Peruselli, Traverso, Lorenzetti, Galasso (2014). La Plusdotazione ed i BES: un’analisi per l’inclusione.

















































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