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INTERVISTE
24/12/2020

"Fruire della città come esperienza globale": intervista a Silvia Sfrecola Romani

di Intervista a cura di Rocco Della Corte
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Museo Diffuso, Orto del Pellegrino, idea di città, necessità di pensare globalmente il territorio: sono solo alcune delle tematiche emerse dall'interessante intervista con la dottoressa Silvia Sfrecola Romani, che insieme a Laura Romani sta lavorando incessantemente al 'Museo Diffuso'.  'Andar per orti, vigne e giardini' e la 'Borsa Natalizia' sono soltanto due dei progetti realizzati, ma l'intento è quello di proseguire facendo rete, attraendo intorno alle peculiarità del territorio le persone in una visione socio-culturale di Velletri.

Dottoressa Sfrecola, ha iniziato già da qualche anno le attività con 'L'orto del pellegrino', un esempio virtuoso di gestione e valorizzazione degli spazi nel centro storico. La sua iniziativa ha avuto una forte eco e coinvolto molti cittadini, incuriositi e affascinati da questo 'progetto'. Come va avanti l'orto e si può definire in un certo senso la prima pietra del Museo Diffuso?

 

L’Orto del Pellegrino nasce nel 2017 dal recupero di un piccolo giardino di famiglia nel centro storico. Da subito abbiamo cominciato a lavorare con le scuole, attraverso attività narrative e laboratoriali, nell’ambito di quel grande fenomeno di comunicazione che è stato il pellegrinaggio medioevale, con un taglio volutamente botanico, storico-artistico, antropologico, strizzando un occhio alla mitologia ed un altro al folklore anche locale. Recentemente è partito il progetto “Erbe magiche, animali fantastici” in collaborazione con il maestro Sergio Gotti, che sta realizzando una serie di opere site specific: dopo il Grifone, tra sirene ed unicorni, arriveremo anche all’indico veliterno, con l’obiettivo di costruire un ponte tra la storia con la S maiuscola e la storia locale ed alimentare un processo di identificazione ed orgoglio di un territorio cui apparteniamo. A livello di rete, è nato un collaboratorio ovvero un gruppo di produttori ed operatori locali che condividono con noi obiettivi e modalità operative. E’ grazie a loro che abbiamo realizzato due edizioni di “Andar per Orti, vigne e giardini” (aperture di orti e giardini al pubblico) ed ultimamente la “Borsa Natalizia” che raccoglie prodotti ed esperienze a km.0, biologici, sinergici, green.  L’Orto del Pellegrino è diventato un pretesto di comunità generativa ovvero un luogo fisico ed ideale, catalizzatore di energie positive e costruttive, finalizzate alla ricerca ed alla tutela dell’identità del nostro territorio ed alla creazione di un Museo Diffuso. E’ chiaro che ci andiamo ad inserire in un contesto in cui già tante realtà, associazioni, istituzioni, privati stanno facendo la loro parte anche egregiamente. Tuttavia ciò che manca è un dialogo tra gli attori e lo spettacolo è compromesso da predicatori nel deserto (mi consenta questa metafora perché è così che ci sentiamo spesso) che rimangono inascoltati.

 

2) Il Museo Diffuso è una formula che ben si addice a Velletri, città per certi versi urbanisticamente 'dispersiva'. Si può effettivamente mettere in comunicazione il territorio, tramite le sue eccellenze, nel segno della cultura?

 

Velletri è una città che presenta delle grandi potenzialità. Nonostante le numerose eccellenze provenienti da settori molto diversi (paesaggio, produzioni eno-gastronomiche, arte, storia, folklore) non si è mai riusciti a consolidare una rete né soprattutto a promuoversi reciprocamente. Alla luce delle attuali riflessioni sulla definizione di “patrimonio culturale” che oggi include non solo la produzione così detta “elevata” fatta di cattedrali, musei e personaggi famosi, ma l’insieme di usanze, saperi, tradizioni e consuetudini di una comunità, ci siamo chiesti quale potesse essere il patrimonio culturale del territorio di Velletri. E ci siamo risposti da soli: il territorio. Un insieme unico di paesaggi, campagna, bosco, centro cittadino e periferia, la Torre medievale ma anche il Ponte di ferro, la Cattedrale ma anche il contestato neo-palazzo ginnetti, i meravigliosi prodotti della terra come l’olio, il vino, il miele ma anche i luoghi di produzione, le tradizioni popolari come il Carnevale, la Festa dell’Uva e quella delle Camelie ma anche quelle della cucina come i carciofi alla matticella, la Madonna delle Grazie ma anche Cencio Vendetta, Porta Napoletana ma anche Porta Romana .. visibile e invisibile, sacro e profano, storia e folklore e così via. Sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda, ma non è così semplice mettere a sistema un’offerta culturale così variegata facendone, attraverso una progettazione culturale integrata, l’identità della città. Ho l’impressione, nonostante si siano fatte anche grandi opere a Velletri, come la Casa delle Culture o l’area delle Stimmate, che siano singole entità non dialoganti, monadi che bastano a se stesse e vivono di luce propria. Come ho detto più volte, è necessario riallacciare i fili, contribuendo a costruire un grande racconto ma da più punti di vista. Ed in una trama non c’è un filo più importante di un altro perché altrimenti si formano dei buchi.

 

 

3) Qual è la mission del museo diffuso e quale organizzazione avete dato a questa macchina?

“Diffuso”, oltre che significare dispersivo, aggettivo che effettivamente ben descrive il territorio veliterno ma con una deriva negativa, potrebbe invece essere inteso come “esteso, vasto, variegato”, individuando le diverse accezioni della parola cultura che, come è noto, proviene dal latino “colere” e significa “coltivare (gli dei)” nel senso di “prendersi cura”. E noi stiamo piantando ma soprattutto coltivando dei semi di progettualità rigenerativa. Perché la cura viene prima di tutto. Si piantano alberi ma poi si fanno morire perché nessuno li innaffia. Si aprono siti culturali senza pensare al dopo che richiede presenza umana, studio, ricerca, tutela e comunicazione. Non è facile dr. della Corte, glielo assicuro, perché a volte il senso di frustrazione ed impotenza ti sussurra “Ma chi te lo fa fare”. Forse aver lavorato dieci anni con i bambini (con l’Associazione Babycampus prima e con Fare Edutainment ora), forse essere genitore, ti fornisce quella spinta in più, che ti porta a confrontarti con il cambiamento ed a proiettarti nel futuro. Non siamo ancora una macchina e forse non lo diventeremo mai. Diciamo che il nostro modello di sviluppo è di tipo biomimetico, anziché meccanicistico. Penso ad esempio ad una spirale a crescita illimitata perché ogni volta che lavoriamo ad un progetto la rete si alimenta da sola. Stiamo rintracciando un filo che potrebbe ricucire gli innumerevoli racconti interrotti, sparpagliati e disseminati per il nostro territorio: è la terra, leitmotiv del nostro “museo” che non musealizza nel senso di immobilizzare ma al contrario valorizza, comunica, stimola all’azione ed alla progettualità. Terra come luogo, reale ed ideale, come campo, storia, origine, risorsa, contenitore, di ciò che è stato, ciò che è e di ciò che sarà. Con questa prospettiva abbiamo lavorato anche a Velletri Story Toons, un corto animato appena uscito che, tra aneddoti e documenti, racconta ai bambini la storia di Velletri (disponibile gratuitamente su you tube).

 

4) Le risposte arrivate da fruitori, partecipanti e collaboratori hanno rispettato quelle che erano le attese di fronte ad un progetto così innovativo, quanto meno nel nostro territorio?

La nostra è una proposta sì innovativa ma già altrove ampiamente sperimentata. Proporre, inventare, stimolare e costruire una rete richiede competenze specifiche ma anche tempi lunghi. Oltre alla buona accoglienza ricevuta abbiamo bisogno soprattutto di persone che da ora in poi credano in questo modello di sviluppo sostenibile e che abbiano visione e prospettiva. “Andar per Orti, vigne e giardini” è stato un primo passo importante. Purtroppo il lockdown ci ha fermato ma abbiamo trovato una nuova strada: il piccolo successo della BORSA NATALIZIA realizzata in fibre naturali che esibisce con orgoglio uno dei simboli architettonici di Velletri (la torre del Trivio per il Natale 2020 ma ce ne sarà un’altra probabilmente con Porta Napoletana per la prossima edizione) e raccoglie prodotti ed esperienze (visite guidate e degustazioni) biologiche, naturali ed a km.0 ci spinge ad andare avanti. A breve uscirà un cofanetto di esperienze da fare sul territorio, squisitamente locali!

 

 

 

5) In che rapporto, idealmente, si deve collocare un Museo Diffuso con la rete museale urbana. E' possibile (o auspicabile) un'integrazione per dare al turista e al cittadino un'idea a trecentosessanta gradi di cosa sia la città?

 

I primi e più importanti turisti di un territorio sono gli abitanti. Troppo spesso messi da parte, dovrebbero diventare i principali interlocutori e destinatari di servizi, culturali compresi, di una città. Detto questo, il nostro lavoro comincia sostituendo alla parola “idealmente” la parola “concretamente”. Negli anni abbiamo imparato che il “fare” è “pensiero in azione” e non solo azione! Le dirò di più. Un museo diffuso nasce proprio per riallacciare i fili di un racconto invisibile alimentando una narrazione e tutto ciò che ne deriva ovvero comunicazione, messa a sistema e riorganizzazione dell’offerta culturale di un territorio. E’ chiaro che è indispensabile creare una rete museale, un processo che a Velletri è solo sulla carta anzi sulla rete visto che tutto ciò che esiste è un sito internet (mi riferisco nel caso specifico alla rete dei musei). Si dovrebbero stipulare accordi che prevedano ad esempio un biglietto unico, ma anche e soprattutto linee guida condivise, nelle aperture, nella proposta di visita, nelle attività didattiche. Mi spiego meglio: la città ed il territorio non andrebbero fruiti per contenitori stagni (“IL” museo civico, “IL” museo diocesano, “LA” cattedrale, “LA” Casa delle Culture) ma come esperienza globale, testimonianze tutte della storia di una comunità di cui facciamo parte. Abbandonare dunque la logica dei portoni chiusi privilegiando un’esperienza di conoscenza diffusa. Un processo in cui è importante includere i commercianti che sono dei presìdi sul territorio. Non le nascondo che abbiamo provato a coinvolgerli con visite guidate ad hoc (perché un commerciante è la prima interfaccia tra territorio ed abitanti e territorio e turisti) ma con scarsi risultati. Ma non ci arrendiamo. La nostra proposta operativa si chiama MAPPA DI COMUNITA’, una pratica adottata in diverse realtà italiane, che alimenta il senso di coesione, partecipazione e collaborazione ad un progetto identitario comune. Per farlo è necessario coinvolgere le scuole e, attraverso bambini e ragazzi, anche gli adulti, insegnanti e genitori. Il progetto de L’Orto del Pellegrino “A scuola di territorio – per un Mappa di Comunità”, primo passo verso una MUSEO DIFFUSO, era in programma per marzo 2020 ma gli eventi lo hanno fermato Speriamo possa partire presto.

 

6) L'Amministrazione Comunale vi ha supportato in qualche modo nel lancio e nella realizzazione del progetto?

Non esattamente. Ha concesso il patrocinio gratuito, per l’Orto del Pellegrino e per l’iniziativa “Andar per Orti, vigne e giardini” ma niente di più. Sarebbe importante avere la possibilità di spiegare davvero le opportunità che una rilettura del territorio in termini di Museo Diffuso può offrirci. Ma, come ogni processo, è indispensabile una cabina di regia. Lungi da noi l’idea di appropriarci dell’identità di un territorio che invece stiamo tentando di individuare e tutelare, ma questo è un’operazione che richiede competenze multidisciplinari e specifiche. Sono anni che ce ne occupiamo e siamo sempre disponibili al dialogo. Sarebbe auspicabile che i nostri interlocutori siano sintonizzati sullo stesso canale altrimenti la trasmissione potrebbe essere disturbata e la comunicazione inefficace o addirittura misinterpretata. Ci auguriamo di poter presto aprire un tavolo di lavoro tra Comune, istituzioni culturali, associazioni, commercianti, ristoratori, aziende agricole, agenzie turistiche, guide ambientali e storico-artistiche, istituzioni scolastiche) evidentemente in più incontri, per l’individuazione di linee guida di un percorso condiviso di rilettura, tutela e comunicazione.

 

7) A livello di share e di interesse il 'Museo Diffuso' sembra aver ormai affermato la propria presenza tra i veliterni. Quali sono i prossimi step, sia immediati (nel 2021) che da programmare (negli anni a venire)?

 

Puntiamo innanzitutto ad un riconoscimento della Regione Lazio in base alla L.R. dell’11 aprile 2017 n. 3 integrata dal Regolamento regionale del 17 giugno 2019 n. 8. Un Museo Diffuso che in realtà istituzionalmente è un “ecomuseo” (in cui eco vuol dire “ambiente in cui si vive” e non ha specifiche ecologiste) non dovrebbe avere confini comunali per definizione. La nostra proposta potrebbe ruotare su un ECOMUSEO DELLA TERRA MADRE che riunisce le innumerevoli sollecitazioni che animano questo territorio, a partire dalla Pallade ed ancora prima dalla Dea Declona. Ma le suggestioni sono moltissime. Ci stiamo lavorando ed a breve riusciremo a fare dei grandi passi avanti ma è indispensabile rompere il muro di diffidenza ma soprattutto di scarsa fiducia che in generale i cittadini nutrono nei confronti di progetti come questi. Il momento storico in realtà ci aiuta perché spinge ad una riflessione sulle priorità e sul ruolo che la cultura ha e deve avere nella società. Perché di cultura abbiamo davvero un “dannato” (mi lasci passare il termine) bisogno.


















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