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MONDO
08/01/2021

Senza la verifica periodica delle apparecchiature autovelox le multe sono annullabili

di Giuseppe Mommo - Giurisprudenza commentata
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Il Giudice di Pace di Terni, con sentenza depositata il 18 dicembre 2020, ha annullato una sanzione per violazione dei limiti di velocità, ritenendo illegittimo il verbale che aveva accertato il superamento dei limiti di velocità.  La decisione, favorevole al trasgressore dei limiti, si fonda sul fatto che la Pubblica Amministrazione non ha depositato il certificato della verifica e taratura periodica dello strumento utilizzato per il controllo elettronico. Nel caso di specie, l’accertamento era avvenuto in autostrada, a mezzo di apparecchiatura Tutor SICVE. Il conducente, ch’era stato sanzionato ex art. 142, comma 8, C.d.S. per violazione dei limiti di velocità, ha impugnato il verbale e fatto valere il difetto di revisione periodica. Il Giudice di Pace, chiamato a decidere sulla questione, precisa in motivazione che “nonostante l'espressa doglianza dell'opponente, l'amministrazione convenuta non ha prodotto la documentazione a riprova delle verifiche periodiche dell'apparecchiatura utilizzata”. Di conseguenza, decide per l'accoglimento dell'opposizione e per la disapplicazione del provvedimento sanzionatorio impugnato “non avendo l'amministrazione opposta depositato il certificato di taratura e neppure le verifiche periodiche dell'apparecchiatura utilizzata”. A tal proposito, il giudice richiama due fondamentali decisioni del 2015/2016 che hanno fatto chiarezza e determinato una inversione di tendenza nella prevalente giurisprudenza di allora, che considerava adeguate e sufficienti l’omologazione e taratura iniziale delle apparecchiature. Si tratta della pronuncia della Corte Costituzionale, 29 aprile 2015 n. 113 con la quale era stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 45 c. 6 C.d.S, nella parte in cui non prevede che “tutte le apparecchiature impiegate nell'accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura”. L’altra importante decisione richiamata è la sentenza 11 maggio 2016 n. 9645 della suprema Corte di Cassazione, che prendendo atto della decisione della Consulta, aveva deciso per la nullità delle multe per eccesso di velocità, se effettuate con un dispositivo per il rilevamento della velocità privo di taratura periodica. I giudici di legittimità hanno ritenuto che gli apparecchi per l'accertamento di limiti di velocità (autovelox e similari) dovessero essere sottoposti a periodiche verifiche in quanto soggetti a “fenomeni di obsolescenza e deterioramento che sono in grado di pregiudicare non solo l'affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale come quello della sicurezza stradale”. In particolare, avevano stabilito: “per effetto della decisione della Corte regolatrice, deve ritenersi affermato il principio che tutte le apparecchiature di misurazione della velocità (che è elemento valutabile e misurabile) devono essere periodicamente tarate e verificate nel loro corretto funzionamento, che non può essere dimostrato o attestato con altri mezzi, quali le certificazioni di omologazione e conformità”. Nonostante le decisioni richiamate non abbiano specificato quale debba essere la periodicità della verifica, si presume l'annualità, che è il periodo previsto per gli altri strumenti analoghi (bilance ecc.). In conclusione si può dedurre pacificamente che, non bastano omologazione e taratura iniziali delle apparecchiature. Senza verifiche periodiche di funzionalità e taratura, lo strumento non può essere considerato attendibile e quindi idoneo a svolgere la sua funzione con la dovuta precisione. Quindi, impugnando il verbale, che deve anche indicare l’ultima data in cui il controllo e la taratura periodica del dispositivo rilevatore è stata effettuata, se ne può ottenere l’annullamento. Come informazione conclusiva voglio ricordare che “davanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore non eccede euro 1.100” (art. 82 Codice di procedura civile).


















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