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MONDO

venerdì 26 febbraio 2021





































L'OPINIONE

“Mo’ commànneno loro!”





Più d’una volta ho sentito questa constatazione dalla bocca d’un autista di mezzo pubblico quando un immigrato osava dirgli, orologio alla mano, che era partito in anticipo sull’orario, lasciando a terra come ritardatario chi non lo era affatto. Mai e poi mai ho sentito le stesse parole a proposito dei vertici delle strutture organizzative di Mac Donald, Huber, Amazon, Ikea ed altri grandi o meno “brand” ( potrei dire “marchi”, ma sarebbe lo stesso, perché anche questa parola, come quella, è germanica) venuti a “portare occupazione” in Italia. Loro sì che comandano! Il rapporto di lavoro, l’elemento portante della vita, viene da costoro sottratto alla pretesa normativa, che dovrebbe essere “erga omnes” , dello stato italiano, ed arraffato dalle loro mani. Buone mani, pare sottinteso, anche se è vero come è vero che i colletti bianchi con la 24 ore che programmano al secondo il tempo di lavoro, delimitano ferreamente il tempo libero, stabiliscono al centesimo la retribuzione, sanzionano in vari modi la maternità o malattia del lavoratore, sopprimono pure la festività del primo maggio, scatenano la follia dell’apertura H 24, non sono immigrati clandestini, ma sono forniti d’ogni garanzia di perfetta legalità da parte del nostro stato. E questo vuol dire più che comandare. Buone mani, anche se, per “attirare” l’ “investitore straniero” , esso stato ha “modulato”, “adattato”, o anche cassato la propria legislazione sul lavoro, sempre e comunque a vantaggio del prezioso ospite, e danno del lavoratore italiano. Il principio della contrattazione viene spazzato via come anticaglia, e sostituito dal patto leonino del “benefattore”: “Queste sono le mie condizioni, se ne hai di tue toglitele dalla testa; o prendere o lasciare”. Buone mani, se, per “attrarle”, il nostro stato ospitante strizza loro l’occhio precisando l’ammontare delle facilitazioni fiscali che concede loro. Altro che “invasione”, questo è l’incardinamento d’un sistema restrittivo e compressivo di diritti garantiti su tutto il territorio dello stato. Come un cancro della pelle le aree sottoposte a questa “legislazione speciale” s’allargano sulla superficie del nostro suolo. I dannati del ciclotrasporto di pizze, del bancone, del lavandino del retrocucina, delle gabbie da allevamento intensivo di pollame che sono i call-center spesso non arrivano a fine mese col loro salario. Oltre ai tessitori in prima persona, su indicazione degli “investitori”, della trama di regole “speciali”, ci sono altre figure che, forse anche inconsapevolmente, curano che il terreno dove crescono queste imprese si mantenga al massimo “accogliente”. Questi altri “benefattori” sono tutti quelli che, nel pubblico e nel privato, licenziando e non riassumendo, pensionando e non sostituendo, contribuiscono volenterosamente a tener alto, nel il tasso di disoccupazione, il tasso di disperazione di quei ragazzi, i quali, pur di poter portare a casa qualche soldo, chiudono gli occhi sull’aumento del carico di lavoro e sulla diminuzione della retribuzione. Formidabili integratori di questi produttori di disoccupazione sono poi quei “marchi” investitori fra noi, che, come mosche che hanno percepito a distanza l’odore d’un escremento più invitante, cioè una situazione di maggiore disperazione, se ne volano là per affondarvi le proboscidi, chiudendo la fabbrica e lasciando i “beneficati” liberi di elemosinare la cassa integrazione o il sussidio di disoccupazione, quando ci sono, se no è un problema loro, mica gli “investitori” sono madre Teresa di Calcutta, e poi c’è lo stato italiano, no? Sì, quello stato che lascia che l’intera categoria dei tassisti possa esser massacrata dall’invasione d’ una concorrenza sleale. Dobbiamo renderci conto che, col cavallo di Troia dell’investimento da noi, i marchi suddetti si stanno assumendo il comando del futuro dei nostri figli, alternando a capriccio loro le entrate e le fughe all’estero. Un paese che nella storia ha dato tra i massimi esempi di coscienza nazionale ed anche sociale, la Polonia, sta oggi aprendo gli occhi su quelli che vorrebbero farsi gli affaracci loro sul suolo polacco e con lavoratori polacchi. “Ora fai il sovranista?” Mi dirà qualcuno. Sì, ma limitatamente a quanto riguarda, come questo,il dovere costituzionale dello stato di creare posti di lavoro quando il dio mercato non lo fa, e d’impedire la morte di fame di chi è rimasto senza lavoro. Su questo non c’è trojka che tenga. Una delle cause che rende l’Italia “più serva, più vil, più derisa” in questa figura d’implorante l’angelo portatore di lavoro da fuori, perché “ qui non ci sono soldi” è stata anche l’orgia privatizzatrice dell’ultimo ventennio. Essa ha sottratto agli enti statali produttivi di beni e servizi i flussi in entrata, che permettevano loro investimenti in posti di lavoro. Sembra incredibile, ma, bene o male in problema è esploso col crollo del ponte Morandi, e, pur nell’incancrenita malafede dei devoti del turbocapitalismo, difensori fino alla morte delle privatizzazioni, già Brunetta e Toti stanno combattendo come Leonida alle Termopili per difenderle, qualche presa di posizione semplicemente sensata, basata sul sue più due fa quattro- se il privato ci deve fare profitto, il servizio costerà di più che col pubblico- sta facendosi strada, anche al vertice. 

 

La pubblicazione di questo articolo datato è motivata dal fatto che, meglio tardi che mai, ieri 24/2, il PM del Tribunale di Milano Vincenzo Greco e le PM Siciliano e Ripamonti hanno preso di petto la vergogna di cui all'articolo, in particolare riguardo i riders, chiedendo l'omologazione di essi, in numero di 60000, come lavoratori dipendenti, quindi in possesso pieno di tutti i diritti che la nostra legislazione contiene per loro, e non come presunti “autonomi”, insomma la loro trasformazione da schiavi in cittadini, e fissando una multa di 733000000 di euro per le società che li hanno sfruttati e sfruttano, come Uber Eats, Foodinha -Glovo, Just Eat, Deliveroo. Naturalmente questi “dinosauri” reagiranno, ma intanto, come al tempo di Mani Pulite e non solo, questo Tribunale ha saputo ancora essere il primo a muoversi per contrastare un oltraggio continuo ed in via di espansione, oltre che alle lotte operaie della nostra storia nazionale, alla nostra Costituzione, e, per chi vi si riconoscesse, a tutte le encicliche sociali della chiesa cattolica.













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