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MONDO

sabato 27 febbraio 2021




























SENTENZA

Addebito della separazione al marito che contattava online a pagamento altre donne



di Giuseppe Mommo - Giurisprudenza commentata

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La suprema Corte di Cassazione, con l’Ordinanza 16 febbraio 2021, n. 3879, è tornata a pronunciarsi in tema di addebito per infedeltà coniugale. Infedeltà basata, in questo caso, su elementi quali sms e pagamenti di siti per incontri online con altre donne. Nel caso deciso, l’uomo era stato ritenuto colpevole della separazione dai giudici di merito, dopo che la moglie, preso atto dei tradimenti “virtuali” subiti, era andata via di casa. Confermato dalla Cassazione anche il riconosciuto diritto della moglie a percepire dall’ex marito un assegno di 1.000 euro ogni mese.   La decisione qui commentata, chiude una vicenda processuale che ha inizio quando il Tribunale stabilisce che la separazione intervenuta tra una coppia di coniugi è addebitabile al marito, sulla base di sms e pagamenti a siti di incontri online con donne. Lo stesso Tribunale condanna l’uomo a corrispondere alla moglie un assegno mensile di 1000 euro. Il marito impugna la sentenza lamentando la violazione del suo diritto di difesa, essendo stata respinta l’ammissione della prova testimoniale e disattese le sue richieste volte a provare la mancanza di qualsiasi rapporto fisico e l’infondatezza dell’addebito della separazione. La Corte d'Appello ha rigettato l’impugnativa, confermando le conclusioni del giudice di primo grado. Ha ritenuto pienamente valide e sufficienti le ricevute dei pagamenti fatti al sito ed alcune foto che documentavano la situazione. Non è stato quindi necessario dover dimostrare che ci fosse stata “un’infedeltà conclamata o una relazione intrattenuta a livello fisico”. Nello specifico, la moglie aveva portato in giudizio una molteplicità di elementi che i giudici di merito, hanno considerato validi indizi dell’avvenuta infedeltà: si trattava, come già detto, “di sms, di fotografie e, soprattutto, di ricevute di pagamenti per siti di incontri online con donne”. La suprema Corte, investita della questione, ha pienamente condiviso la decisione, “ritenendo dimostrati nei contorni essenziali i fatti rilevanti e non plausibile la versione degli accadimenti data dal ricorrente”. Per i giudici di legittimità, la Corte d’Appello “aveva esaminato correttamente le risultanze istruttorie (sms, pagamenti a siti di incontri online con donne e fotografie prodotte dalla moglie), oltre che argomentato in modo idoneo la sentenza”. Quindi, rigetta il ricorso evidenziando come, nel caso di specie, il ricorrente avesse chiesto la prova in questione “solamente per riproporre la propria ricostruzione dei fatti in relazione alle infedeltà addebitategli, senza specificatamente confutare le ragioni fattuali espresse dai giudici di merito”. La decisione commentata non è unica nel genere e si colloca nel vasto campo che è quello della cosiddetta “infedeltà apparente” o “tradimento apparente”. Ormai, i giudici di merito, quasi all’unanimità, considerano che anche il tradimento “virtuale” può essere causa di separazione e di addebito, nel caso in cui comporti una grave offesa all'onorabilità e al decoro del coniuge tradito. Come è noto l’articolo 143 del Codice civile il Codice civile, stabilisce che dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà. Quindi, basta cercare abboccamenti sui social, conoscere online persone in cerca d’amore o di relazioni occasionali, ma anche chattare in maniera intima e più o meno erotica con una persona diversa dal proprio coniuge, per causare una separazione con addebito. Tutto sta a fornire le prove di tale passione o mania e non sempre è facile. Già nel 2018 la Cassazione con, Ordinanza 16/04/2018 n° 9384, aveva stabilito che “la condotta del marito, intento alla ricerca di relazioni extraconiugali tramite internet, integra una violazione dell’obbligo di fedeltà, ex art. 143 cod. civ. in quanto costituisce una circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale all’origine della separazione”. Per completezza, bisogna precisare che il “tradimento virtuale” non è causa di addebito se questo comportamento non è la causa ma la conseguenza di un’unione già venuta meno perché la comunione morale e materiale tra i coniugi si è già disgregata per altre ragioni.













Note Legali


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