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MONDO

sabato 13 marzo 2021





































SENTENZA

In carcere una professoressa per violenze ed insulti agli studenti



di Giuseppe Mommo - Giurisprudenza commentata

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Condannata in via definitiva dalla Cassazione penale, con sentenza depositata il 23 febbraio 2021 n.7011, a tre mesi di reclusione una professoressa che insultava con termini offensivi e volgari anche a carattere sessuale i suoi alunni adolescenti e li salutava con il dito medio. Apro una parentesi per dire che sempre più spesso la giurisdizione penale viene chiamata ad occuparsi di insegnanti che commettono reati rapportandosi con i loro studenti. Il 17 febbraio su questo giornale ho commentato la sentenza di condanna di un professore per maltrattamenti agli studenti. Mi sembra superfluo precisare che la maggioranza degli insegnanti mostrano una dedizione al lavoro ed una attenzione per gli studenti a dir poco encomiabile e che ci sono studenti esasperanti che non è facile gestire. C’è da dire però che quando qualche docente comincia a “sbarellare”, l’intervento delle autorità scolastiche non è mai tempestivo, tanto meno risolutivo (la vicenda di cui si parla si è protratta “per l’intero anno scolastico 2013-2014”), e spesso si deve ricorrere alle denunce penali dei genitori e poi attenderne l’esito definitivo che arriva dopo qualche anno. Il caso di specie mi sembra una vicenda al limite dell’incredibile, perché si stenta a credere che una professoressa attempata (classe ’52), possa aver aggredito e spintonato i suoi studenti, apostrofandoli con epiteti e frasi, non riportabili per decenza nella loro interezza (nel virgolettato troverete 4 puntini perché non mi è sembrato il caso di scrivere anche l’ultima parola dell’ultima frase del capo d’imputazione). Un comportamento tale da procurare dei danni fisici e mentali a ragazzi adolescenti. La condotta aggressiva, volgare e offensiva della professoressa è stata dimostrata dalla documentazione acquisita, dalle dichiarazioni di un dirigente scolastico (che aveva tra l'altro ricevuto numerose segnalazioni dai genitori e per ben due volte aveva sanzionato l'insegnante), dalle testimonianze di tre studenti e di due genitori. Il giudice di primo grado aveva riconosciuto le circostanze attenuanti per essere l’insegnante incensurata. La Corte d'Appello, in riforma della sentenza del giudice di primo grado, condanna l'insegnante, imputata del reato di abuso dei mezzi di correzione, nei confronti dei suoi alunni adolescenti, di età compresa tra i 14 e i 15 anni, alla pena della reclusione per una durata di tre mesi. Condannata, si legge in sentenza “per essersi loro rivolta con epiteti ingiuriosi (“deficiente”, “troia”, “troverai un mona a cui fregherai i soldi”, “sperma marcio”, “marciume”, “cagna”, “lei sarà una fallita e si farà mantenere da un pirla cui darà il ….”), per aver mostrato il dito medio, per averli spintonati e colpiti con libri o registri, per aver lanciato loro oggetti, ledendone in questo modo la dignità e facendone derivare una malattia nel corpo e nella mente”. Voi direte che era esasperata fino alla pazzia e sono d’accordo, ma ha continuato ad insegnare per un anno intero! La Cassazione, con la sentenza citata, ha confermato la condanna dell’insegnante a tre mesi di reclusione, per abuso dei mezzi di correzione, in quanto “la vicenda criminosa - come già esattamente rilevato dai giudici di merito con motivazione in fatto logicamente adeguata e perciò insindacabile – risulta descritta nel capo d’imputazione”. Decisione ritenuta “in linea con il costante insegnamento giurisprudenziale di questa Suprema Corte, secondo cui, in tema di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, la nozione di malattia è più ampia di quelle concernenti l'imputabilità o i fatti di lesione personale, estendendosi fino a comprendere ogni conseguenza traumatica e rilevante sulla salute psichica del soggetto passivo”. I giudici di legittimità, in estrema sintesi, mettono in risalto il fatto che la salute dei ragazzi, nella difficile età dell’adolescenza, era stata messa a rischio dai continui violenti attacchi, da parte di una figura che nella loro vita doveva avere un ruolo ben diverso. In particolare, perché con i suoi insulti e offese e il suo comportamento aggressivo avrebbe determinato un concreto pericolo per la salute mentale dei suoi alunni adolescenti. Chi ha letto l’articolo del 17 febbraio, ricorderà che il professore è stato condannato per “maltrattamenti” (reato più grave dell’abuso dei mezzi di correzione) per aver usato ripetutamente epiteti e frasi offensive e scurrili come 'deficiente' o “fetente” o addirittura “coglione”. La professoressa, oltre ad essere stata, come è stato accertato, “pesantemente offensiva e fisicamente aggressiva”, nei confronti di ragazzi e di ragazze adolescenti è stata condannata per “abuso dei mezzi di correzione” (reato più lieve). Nella giustizia italiana capita anche questo.













Note Legali


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