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MONDO

mercoledì 17 marzo 2021





































PNRR E NEXT GENERATION EU

Tutti reclamano i contenuti ma pochi li approfondiscono





Essere ben informati è il primo passo per essere partecipi di un processo unico e storico. I Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR) – attraverso i quali verranno impiegate la maggior parte delle risorse di Next Generation EU – metteranno alla prova la capacità di progettazione, organizzazione e gestione degli Stati Membri, e metteranno alla prova la capacità delle istituzioni europee di supportare, coordinare e monitorare una mole di progetti e investimenti mai visti prima, spiega Irene Tinagli, Presidente della commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento Europeo, nell’introduzione di un agile manuale di 19 pagine dove illustra obiettivi, struttura, regole e tempistiche del piano europeo per la ripresa economica, scaricabile da: https://www.irenetinagli.eu/guida-next-generation-eu/ Far capire il Next Generation EU e le sue complesse dinamiche non è uno dei compiti più semplici. In Italia si è fatta e si continua a fare molta confusione. Con una superficiale pretesa di semplicità molti giornalisti usano ancora l'espressione Recovery fund (o peggio Recovery found) per indicare il Next Generation EU. Ma come viene finanziato il Next Generation EU? La totalità dei 750 miliardi verrà raccolta dalla Commissione sui mercati finanziari internazionali per conto dell’intera Unione Europea tramite l’emissione di titoli europei: debito pubblico europeo garantito in solido da tutti i Paesi dell’Unione e utilizzato per far fronte alla crisi da Covid-19. I fondi raccolti saranno rimborsati dopo il 2027 ed entro il 2058. Altra fonte di contenuti e di dati è il Rapporto ASviS 'Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la Legge di Bilancio 2021 e lo Sviluppo Sostenibile', scaricabile da: https://asvis.it/public/asvis2/files/Pubblicazioni/AnalisiASviS_Pnrr_LdB2021.pdf In base all’analisi dell’ASviS, il PNRR andrebbe migliorato da diversi punti di vista e inquadrato nell’ambito di un più ampio Programma Nazionale di Riforma costruito sulla base dell’Agenda 2030, come previsto anche dal Semestre Europeo, che fornisce un quadro per il coordinamento delle politiche economiche in tutta l'Unione europea, consente ai Paesi dell'UE di discutere i loro piani economici e di bilancio e di monitorare i progressi in momenti specifici dell'anno. L’ASviS analizza in dettaglio come migliorare l’attuale bozza di PNRR per accrescere l’impatto e l’efficacia delle diverse misure. Lo studio dell’ASviS valuta, alla luce dell’Agenda 2030, tutte le Missioni del PNRR e le relative misure e avanza proposte per contribuire alla revisione del Piano attualmente in corso, per indirizzare tutte le risorse in un’ottica di Sviluppo Sostenibile. In particolare, l’ASviS propone di adottare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 sia per definire la governance verticale e orizzontale del Piano,sia per monitorarne e verificarne i risultati, in piena conformità anche con quanto previsto dal Semestre Europeo. Oltre che il PNRR, grazie al contributo degli esperti delle organizzazioni aderenti, l’ASviS ha esaminato anche la Legge di Bilancio 2021, comma per comma, valutandone la coerenza rispetto ai 169 Target e ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile da raggiungere entro il 2030. Terza fonte autorevole di contenuti e di dati è ISTAT. L’ISTAT ha celebrato il 10 Marzo 2021 i dieci anni dall'avvio del Sistema BES, il sistema tra i più avanzati nel mondo, che in Italia valuta il Benessere Equo e Sostenibile attraverso 12 Domini e oltre 130 Indicatori, presentando il Rapporto 2020, scaricabile da: https://www.istat.it/it/archivio/254761 Con l’occasione, ISTAT ha avviato una riflessione sull’ammodernamento del sistema, sul suo utilizzo politico e sulla convergenza con i parametri di misura degli SDGs, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che nel frattempo l’Istituto ha approntato per far fronte alle indicazioni dell’Agenda 2030. La peculiarità del periodo storico che stiamo vivendo, a un anno dall’inizio della pandemia, ha reso ancora più evidente l’inadeguatezza del PIL come unica misura del benessere di una popolazione. L’importanza di avere un insieme di indicatori che rispondessero a questo fine, sostenuta dalla letteratura fino dagli anni Sessanta e sollecitata dalla società civile, ha portato l’ISTAT ad avviare nel 2010, insieme al CNEL, il progetto BES, per la misurazione del Benessere Equo e Sostenibile. L’esito, al quale si è giunti al termine di un processo di analisi aperto al confronto con la comunità scientifica, le associazioni e i cittadini, è stato l’individuazione di 12 Domini rilevanti per il benessere e la selezione di circa 130 Indicatori in grado di misurare i diversi aspetti – condizioni materiali e qualità della vita – che a essi afferiscono. Nel Rapporto 2020 si aggiunge un nuovo tassello a questo processo, con l’aggiornamento del sistema di Indicatori messo a punto per seguire l’evoluzione del concetto di benessere e cogliere le profonde trasformazioni in atto, ivi incluse quelle determinate dalla pandemia da COVID-19













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