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INTERVISTE

sabato 20 marzo 2021





































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Intervista sestupla per “Se tu avessi visto i miei cieli”: racconto in musica su Alda Merini





“Sono nata il 21 a Primavera” volge al termine. La rassegna dedicata alla poetessa dei Navigli Alda Merini, dopo gli incontri con Daniele Mencarelli, Rocco Della Corte, Antonella Petrone e Margherita Caravello offre un racconto in musica dall’evocativo titolo, “Se tu avessi visto i miei cieli”. A raccontare saranno Daniela Di Renzo, Eleonora Giosuè, Emiliano Begni, Roberto Boarini, Francesco Consaga, Ermanno Dodaro. Lo faranno con due mezzi: i loro strumenti musicali e vocali e la loro irrefrenabile passione per la cultura. In quest’intervista sestupla abbiamo chiesto qualcosa di strano e interessante, legato ad Alda Merini, ad ognuno di loro.

 

Eleonora Giosuè, al violino, chi avresti voluto essere per Alda Merini?

È estremamente divertente pensare ad una risposta perché mi stimola a lavorare di fantasia. Avrei voluto essere la sua collana preferita, una di quelle collane vistose da cui non si separava mai e che l’accompagnavano sempre nelle foto, anche quelle senza veli. Le sue collane per me sono il simbolo della sua vezzosità, della sua femminilità e della sua sensualità. Avrei voluto anche essere la sua inseparabile sigaretta, altro forte emblema della sua personalità. Immagino le volute di fumo in cui si perdeva mentre componeva le sue splendide poesie.

 

Roberto Boarini, al violoncello, con Daniele Mencarelli abbiamo messo in connessione poesia e follia. Potremmo fare lo stesso parlando del rapporto tra musica e follia?

Se pensiamo all’etimologia della parola “follia” scopriamo che deriva dal latino “follis”, che significa pallone, inteso come qualcosa di pieno d’aria. È riferibile alla testa di chi ha perso il lume della ragione. Dico quindi che la follia è condizione indispensabile alla creatività, in stretta correlazione con essa. Ogni forma d’arte, e soprattutto la musica che è la più astratta, richiede in qualche modo di abbandonare la ragione in favore di inconscio e irrazionale. Il legame tra musica e follia quindi è imprescindibile.

 

Ermanno Dodaro, al contrabbasso, come descriveresti Alda Merini utilizzando una metafora musicale?

Mi verrebbe da pensare ad un accordo apparentemente consonante e in realtà pieno di tensioni. Le note si sciolgono, si allentano, si stringono, senza arrivare a una vera e propria risoluzione. La poesia è metafora della vita, la descrive: dare un senso risolutivo a ciò che viviamo è impossibile, le tensioni restano e l’accordo resta fortemente dissonante.

 

Francesco Consaga, sax soprano e flauto traverso, tu suoni strumenti a fiato. Il fiato come respiro. La poesia come forma concreta del respiro. Ti capita mai di immaginare che al posto dell’aria, dai tuoi strumenti fuoriescano parole, poesia?

Non è che escano dallo strumento parole, più che altro vorrei che uscissero immagini non precise, legate al sentimento che genera una possibile immagine. La poesia è continuamente dentro e fuori questo processo ispiratore e atto compiuto.

 

Emiliano Begni, al pianoforte, chi è Alda Merini oggi?

Un personaggio iconico della nostra cultura al quale potremmo anche non avvicinarci mai. Se lo facciamo capiamo quanto sia eterno il parlare del labile confine fra il normale e ciò che potrebbe non esserlo. Questo confine è una trappola o incubo che non si esaurisce al risveglio e parla alle nostre paure più recondite. Ho conosciuto Alda, virtualmente, passeggiando sui Navigli e ammirando il suo balcone. Ho sentito il fascino di quell’ambiente, di quel punto di osservazione sì alto ma non distaccato dalla vita che scorre sotto. Artisticamente questo aspetto mi tocca moltissimo, significa essere critico ma non giudicatore, perché tutto può ribaltarsi. L’ironia di Alda e la sua grande passione per la vita, sia la parte bella che l’inferno, sono un insegnamento che fa prendere le cose con leggerezza dando uno stimolo di osservazione meno serio e più profondo.

 

Daniela Di Renzo, voce del racconto, cosa vuol dire nascere il 21 a Primavera nel 2021?

Significa nascere in un contesto dove arte e cultura sono considerate alla stregua dell’ora di ricreazione a scuola, ma vuol dire anche essere parte di in un’epoca in cui è possibile connettersi e comunicare trasversalmente col mondo intero. La prima creerà una ferita profonda per le nuove generazioni, la seconda potrebbe contribuire a velocizzare la rinascita che passa necessariamente attraverso il processo creativo. Per entrambe le cose, comunque, le nuove generazioni saranno chiamate a stabilire un’etica delle scelte che si stanno compiendo oggi, una grande responsabilità sulle spalle. Noi ci affidiamo alla poesia che, se vogliamo, è un presupposto essenziale per costruire un etica del ben-essere.

 

L’appuntamento per scoprire cosa sarebbe accaduto se avessimo scoperto determinati cieli è per domenica 21 marzo, a Primavera, alle ore 17 in diretta dal Museo Civico-Archeologico di Albano. Il racconto in musica sarà trasmesso sulla pagina facebook di “Eppur si muove” e da quella del “Comune di Albano Laziale”.













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