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INTERVISTE

martedì 30 marzo 2021


























































































































































PAROLA ALLA DIRETTRICE

Intervista a Sara Di Luzio





Il Gruppo Archeologico Veliterno nell'ambito degli obiettivi dell'Agenda 2030, in collaborazione con alcune associazioni del territorio e con Velletri 2030, ha aderito alla manifestazione di ottobre 2020 -posizionamento della targa al Palazzo Comunale- contribuendo con un seminario sull'Appia Antica nel Territorio di Velletri all'interno de 'le vie della Scienza'. La conferenza che si è tenuta sabato 27 c.m., è stata anticipata da un'intervista redatta dalle studentesse: Beatrice (Istituto A. MAncinelli-Falcone) e Clotilde (Liceo Scientifico Landi) al Direttore Sara Di Luzio sulle attività dell'Associazione svolte in questi anni. 

 

Come è nata l'associazione a Velletri?

Negli anni ’90 un gruppo di persone appassionate di arte, archeologia e storia aveva aderito all’Associazione Gruppo Archeologico Latino con sede in Grottaferrata, creando a Velletri una sezione distaccata. Nel 1998, questo gruppetto ha deciso di creare un gruppo autonomo, costituendosi come Gruppo Archeologico Veliterno con un proprio statuto e atto costitutivo, aderendo ai Gruppi Archeologici d’Italia (G.A.I.). Dal 1998 ad oggi, l’associazione ha portato avanti progetti di studio nel territorio di Velletri, sotto la supervisione della Soprintendenza e del G.A.I.; collaborando con l’Amministrazione e con altre associazioni del territorio.

 

Che cosa rappresenta il logo della sua associazione “Gruppo Archeologico Veliterno”?

I Gruppi Archeologici d’Italia hanno tutti in comune il logo. Questo simbolo rappresenta un “guerriero”. La scelta del soggetto fu del fondatore dei G.A.I., Ludovico Magrini quando nel  1963, durante un primo intervento di ripulitura di una tomba etrusca nel territorio di Veio, fu ritrovato un braciere, un foculus. Sul suo orlo era impressa una scena di un guerriero, munito di lancia, che lottava con un cinghiale ed un toro. Lo stesso Magrini ebbe l’idea di utilizzare il guerriero come simbolo distintivo dei Gruppi Archeologici, non tanto per il suo significato marziale, quanto a causa della sua gestualità che somiglia molto a quella di chi adopera una vanga; richiama quindi le nostre attività di ripulitura e “guardiani” dei Beni.

 

Qual è la scoperta più significativa riconducibile al Gruppo Archeologico Veliterno?

Nel 2003 in collaborazione con la dott.ssa G. Ghini della Soprintendenza Archeologica per il Lazio, l’Associazione ha prestato la sua opera di volontariato inventariando, presso il Museo delle Navi di Nemi, numerosi reperti (risalenti al IV-II sec. a. C.) appartenenti alla stipe votiva rinvenuta nel portico della Basilica di San Clemente in occasione dei lavori effettuati nel 1997, soprattutto ex voto databili dal V al II secolo a. C., riferibili ad una stipe già conosciuta negli anni '20. Tra essi i soci del Gruppo Archeologico Veliterno, impegnati nel lavoro d’inventario, hanno individuato un orlo in argilla figulina appartenente ad una “fiaschetta del viaggiatore” con iscrizione a rilievo in lingua etrusca: PUTINA CEIZRA ACIL cioè “fiaschetta opera di Ceizra”. Datata alla seconda metà del III secolo a. C., di probabile produzione volsiniese o ceretana, è uno degli 8 esemplari con iscrizioni finora rinvenuti. Questo reperto testimonia un luogo di culto frequentato anche da fedeli provenienti da altre località.

 

Qual è il vostro obiettivo come associazione?

I nostri scopi/obiettivi sono: lo studio, individuazione, recupero e valorizzazione di emergenze archeologiche, storico culturali ed opere di particolare rilievo ed interesse del territorio di competenza. Scambi culturali tra vari Comuni (incontri, convegni, conferenze, dibattiti, mostre ed altre attività inerenti). Collaborazione con le principali Istituzioni statali, comunali e la Soprintendenza Archeologica per il Lazio, con i Gruppi Archeologici d’Italia. Collaborazione con Scuole, Associazioni ed Enti preposti. Attività divulgative/educative per sensibilizzare i giovani  e i cittadini alle problematiche dei beni culturali.

 

Chi sono i vostri soci?

I soci, sono persone con formazione e competenze personali differenti: professori, maestri, architetti, archeologi, liberi professionisti, casalinghe e/o semplicemente appassionati di storia ed arte. 

 

In quale periodo storico siete specializzati?

Ovviamente non specializzazioni, ma tra i nostri iscritti ci sono conoscitori e cultori approfonditi di vari periodi storico culturali, come la protostoria italica, la storia e la cultura romana, l’arte medievale o moderna e così via.

 

Come ha reagito il settore culturale ed associativo durante l'emergenza Covid?

Il settore Cultura è stato fortemente colpito, limitandoci negli spostamenti verso i musei, gli archivi, le biblioteche o per le uscite didattiche. Ogni associazione ha cercato di reagire al blocco imposto rispondendo con i mezzi che sa usare o che ha iniziato a conoscere, come il web. Non per tutti, sicuramente, è stato semplice.

 

E la vostra associazione?

Noi come associazione l’anno scorso, nel periodo della chiusura totale, siamo stati vicini ai nostri associati tramite un programma di informazione e formazione. Ogni anno viene stilato un programma, quello del 2020 è stato svolto tramite visite e descrizioni online (via email con filmati e power point) dei luoghi che avremmo dovuto visitare. Durante l’estate, rispettando la normativa e il distanziamento, abbiamo effettuato delle visite sul monte Artemisio riscoprendo le bellezze che ci circondano. Quando è stato possibile spostarsi abbiamo aderito a due iniziative: “Conosciamoci” scambio culturale tra i Gruppi Archeologici dell’alto Lazio ed “Archeologia Ritrovata”, evento nazionale di valorizzazione dei Beni Culturali minori, che si è svolta in Sicilia. Non ci siamo mai fermati, abbiamo lavorato internamente e ‘da remoto’, anche mediante approfondimenti scritti di alcune tematiche.

 

Quali progetti state portando avanti?

Da sempre il Gruppo Archeologico Veliterno porta avanti -principalmente ma non solo- due temi: le Stimmate e l’Appia Antica. Il primo, le “Stimmate” che sono attualmente l’Area Archeologica Urbana delle SS. Stimmate, cioè l’area sacra etrusco-italica posizionata a poca distanza da Comune e dalla fine degli anni ’90 entrata nel patrimonio del Comune, sotto la tutela della Soprintendenza. Fin dagli albori il Gruppo ha affiancato la Soprintendenza nella ripulitura e catalogazione dei reperti che emergevano dagli scavi. Dal 2016, con una convenzione stipulata con il Comune di Velletri, collaboriamo nella gestione di apertura e sorveglianza dell’area (che nel frattempo è stata recuperata ed in fase di musealizzazione); con l’autorizzazione della Soprintendenza abbiamo affiancato l’archeologa nell’ultima fase di scavo. Quanto al secondo, l’Appia Antica, nel 2001 era stato pubblicato un primo contributo nella Carta Archeologica; successivamente si è proceduto allo studio e all’elaborazione grafica del percorso viario nel territorio ripercorrendo 9km e 313m, individuando le centuriazioni (lottizzazioni) ed i diverticoli (strade secondarie), creando iniziative e portando l’attenzione delle scuole  sull’importanza della salvaguardia e della tutela dell’Appia.  Altri progetti sono inerenti allo studio della città, come ad esempio: l’ipotesi presentata sull’esistenza dell’anfiteatro nell’attuale zona di piazza Mazzini; le Giornate (è rimasto al plurale nonostante che il  covid ci abbia impedito di proseguire il progetto e di riproporre l’evento) di valorizzazione e tutela a Villa Ginnetti (giardino comunale); lo studio dell’impianto urbano come modifica di adattamento nel corso dei secoli (dall’epoca arcaica ad oggi). Molti sono i progetti che “bollono in pentola”, passatemi il termine, che ci auguriamo di portare avanti.

 

Quanti e quali sono i siti archeologici della città di Velletri?

Velletri è una città antichissima, molti sono i siti conosciuti sia urbani- l’area archeologica delle Stimmate; l’area intorno alla Cattedrale, per citarne alcuni- o extraurbani- come ad esempio l’Appia Antica. Questi citati, forse, sono quelli più noti, ma ne esistono anche molti altri. Se parliamo invece di siti archeologici visitabili, il cerchio per ora si limita all’Area delle Stimmate e all’Appia Antica.

 

Quale importanza storica ha la nostra città per il vostro lavoro di volontari?

Il nostro contributo alla ricostruzione del passato per noi è importantissimo. Lo è ancor di più la diffusione di un messaggio di qualità, di riappropriazione della memoria storica, come valorizzazione e tutela di un bene comune, come studio del nostro passato per costruire il nostro futuro.

 

Quando un turista arriva a Velletri, dove può trovare informazioni sulla storia, cultura e arte della città?

Le prime informazioni il turista le può ricevere al P.I.T. (punto informazioni turistiche) che si trova a Piazza Garibaldi. Sicuramente per avere una visione dell’insieme della storia della città, il turista, dovrebbe visitare i Musei Civici (archeologico e geopaleontologico).

 

Come possono essere raggiunti i siti archeologici? Con quali mezzi?

Con le informazioni del PIT e con una piantina.

 

Ci sono tour guidati/visite guidate?

Diverse associazioni, come la Proloco, organizzano tour guidati della città. Anche noi, ad esempio, abbiamo collaborato con l’associazione Camminiamo per Velletri, nel 2017, con dei tour mirati nel centro urbano, o ad esempio abbiamo organizzato in collaborazione con SBCR-Castelli Romani trekking sull’Appia Antica.

 

Cosa ne pensa delle visite virtuali nei musei archeologici?

Le trovo interessanti; sono accessibili per un pubblico famigliare; sono interattive, danno un’idea di contemporaneità facendo uscire la struttura museale dall’ideale di “vecchio”, “accademico”, “non accessibile”. Purtroppo non tutti i musei sono dotati di queste innovazioni. Il virtuale rende visibile ciò che non c’è più, spesso la descrizione a parole o con supporto grafico, di un tempio o una villa, non rende l’idea al visitatore, che crede di andare al museo per vedere come vivevano o pregavano gli antichi. I modellini, i diorami, purtroppo stanno passando di moda. L’evoluzione tecnologica invade la nostra vita, ci auguriamo di poter avere queste innovazioni in tutti i musei, non solo quelli archeologici.

 

Quale contributo può dare l’archeologia allo sviluppo sostenibile?

L’archeologia come tutti i beni culturali, favoriscono il turismo, di conseguenza diversi studi negli ultimi anni, stanno monitorando come le aree archeologiche e i Beni contribuiscono nell’attività di riduzione e adattamento ai cambiamenti climatici, cercando di attirare l’attenzione del governo rispettando gli accordi e gli obiettivi internazionali stipulati. I Beni culturali in generale muovo il mercato del turismo, se questo diviene sostenibile, muove la promozione e lo sviluppo sostenibile di un intero territorio.

D’accordo, proporrei di cambiare la domanda in: “Quale contributo può dare un’associazione come la vostra allo sviluppo sostenibile?” Noi siamo appassionati non siamo archeologi, ma tra i nostri iscritti abbiamo sempre qualche archeologo professionista. Il contributo che vorremmo portare è una divulgazione di qualità, cercare di far ritrovare la curiosità nei nostri concittadini nello scoprire le bellezze che la città ci offre. Per questo ad esempio, abbiamo proposto un progetto di ipotesi di Parco della Appia Antica a Velletri. Cerchiamo di sensibilizzare l’opinione pubblica e i cittadini diffondendo con consapevolezza, la valorizzazione e la tutela del nostro patrimonio storico-artistico, che potrebbe sembrare dimenticato invece è solo nascosto.  Inoltre ci impegniamo per uno sviluppo armonioso della città, nel rispetto delle sue memorie storiche e dell’ambiente circostante.

 

Perché l’archeologia è importante?

Comprendere l’antico, il passato, la nostra storia. Chi siamo e come eravamo. La ricerca archeologica, ad esempio a Velletri nell’Area Archeologica delle Stimmate, ha permesso agli studiosi di trovare tracce di un abitato databile tra il X-VIII a.C., di una Velletri prelatina, eliminando così la versione ottocentesca di Velletri città Volsca. Ma l’archeologia ha anche il potere di spiegare molti aspetti dell’età presente e di fornire in molti ambiti preziose indicazioni utili sia al nostro presente che al nostro futuro.

 

Se dovesse darci una sua definizione di 'archeologia' quale sarebbe?

È lo studio del passato, ricostruito attraverso una minuziosa ricerca di informazioni e dati assemblati tra loro da una colla che è la storia. Come storica dell’arte anch’io nel mio lavoro, affronto un documento o un riconoscimento, come un archeologo affronta uno scavo. Si inizia dalle prime informazioni (strato superiore), cercando negli strati inferiori le informazioni, queste vengono documentate (foto, disegni, schemi). Si passa poi alla fase di restauro (nel mio caso in un documento è la scelta delle informazioni) e di compilazione dell’elaborato in oggetto.

 

 

Clotilde Colaiacomo e Beatrice Di Bartolomei

 













Note Legali


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