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MONDO

mercoledì 31 marzo 2021





































L'OPINIONE

Politica militare e trasparenza: "Mi sono sentito impietrare"





Ho seguito il servizio di Riccardo Iacona di lunedì 22/3 sulla politica militare in generale, ed in particolare dell'Italia. Da entusiasta di Don Milani, da partecipante alle manifestazioni degli anni ottanta contro l'installazione degli euromissili in Sicilia, a quelle contro le guerre dei Bush, da ammiratore e sostenitore di Gino Strada, mi sono sentito impietrare. Dunque, dopo tutto ciò la politica militare effettuale largamente dominante negli stati-guida, quelli dove vi sono fabbriche belliche, è, da un lato spendere, con costante trend di crescita, in spese militari per rafforzare le proprie forze armate, e dall'altro incassare, sempre in crescendo, dalla vendita di armi prodotte dalle proprie fabbriche anche a stati dittatoriali oppressori dei propri popoli, o addirittura in guerra con altri. Dunque a quello spirito disarmista che un Gorbaciov e perfino un Reagan, sulla spinta delle massime autorità morali mondiali, religiose e laiche, e di centinaia di milioni di persone mobilitatesi, avevano notevolmente realizzato, si è dissolto nei “centri direzionali” della politica ed economia odierne. Dunque, dopo imboccata la buona strada dello smantellamento concordato di strumenti di strage,è stato fatto un rovinoso scivolone all'indietro, fino al 1914, quando, scimmiottando la “volontà di potenza” della Germania del Kaiser, ovvero ubriacandosi di nazionalismo, gli stati europei gareggiavano fra loro a chi spendeva di più in armi e militarizzazione degli abitanti, non preoccupandosi, ma eccitandosi che lo scontro fra essi avrebbe potuto disseminare la strage in tutto il mondo, come infatti avvenne. Dunque, come nel '14 gli acciecati dal “sacro egoismo” vilipendevano rumorosamente la Società delle Nazioni, oggi, sotto traccia, l'imprenditoria militare ed i suoi lobbisti parlamentari e ministeriali sbeffeggia non a parole, ma a fatti l'ONU. Ignorando o aggirando il divieto di vender armi a regimi che le usano contro i propri popoli, o, addirittura a regimi in guerra, anche d'aggressione. Il silenzio sordo e certo ben retribuito dei media su cui galleggiano questi crimini, è integrato da un “cordone sanitario” di “segreti” , ognuno dei quali è formidabile nemico della trasparenza.Servizi segreti, segreto militare, segreto industriale, segreto aziendale, segreto bancario, segreto di stato. Segreto:l'arma irrinunciabile di tutte le tirannidi, l'elemennto più incompatibile con la democrazia. Al riparo di questa blindatura a più strati si muove la politica militare, come Iacona ci ha mostrato, in Italia con un' agghiacciante continuità da un governo all'altro. Mentre molti eletti dal popolo stigmatizzano come insostenibile lo stanziamento d'un miliardo per un reddito che salvi dalla fame centinaia di migliaia di famiglie, una spesa militare di dieci miliardi viene accettato dagli stessi con fidente fermezza. Mentre i suddetti eletti tagliano posti letto ospedalieri, infermieri, ambulanze gli stessi trovano sostenibile l'acquisto di aggeggi uno solo dei quali può costarci miliardi. Mentre il buon senso, le radici cristiane e socialiste del nostro popolo vorrebbero che si attingesse al bilancio della difesa per salvare vite umane dal riflusso dello stato sociale, questi recettori della volontà popolare arrivano ad elemosinare da altri ministeri per rimpolpare quello della difesa. Per loro “svuotare gli arsenali e riempire i granai” non fa neanche ridere. Per loro, che a volte fingono di piangere pensando ai posti di lavoro perduti se chiudessero le fabbriche di armi, non è mai esistita quella realtà europea dell'immediato dopoguerra: la riconversione della fabbriche militari ad usi civili. Per loro vale non la Costituzione o l'ONU, ma il principio -cardine di tutti i colonialisti, italiani compresi, per avere la botte piena e la moglie ubriaca: riempire le tasche dei nostri industriali, commercianti ed intermediari vendendo armi a paesi in guerra, e fare, in tal modo ammazzare fra loro tanti “indigeni”, liberando spazio per noi. Ancora, venderle a chiunque: la fine dell'Ambasciatore Atanasio ha mostrato la realtà d'un'Africa nella quale l'opportunità più facile e redditizia per un giovane è quella di procurarsi un'arma, ed entrare in una banda di rapinatori. E vale anche il principio che noi produttori e procuratori di armi a mostri come Assad o lo sceicco Salman non abbiamo ombra di responsabilità nei massacri dovuti a quelle armi, ergo il dovere d' accogliere i profughi prodotti da esse: crepassero a casa loro, e se la casa è distrutta è un problema loro: il gruppo di Visegrad docet. Con una pernacchia a ciò che i nostri nonni fecero ancora in quel '14, ospitando i profughi serbi e belgi scampati all'aggressione dei Kaiser di Berlino e di Vienna. Ho visto con sdegno indescrivibile i bombardamenti dei curdi perpetrati con bombe italiane graziosamente vendute al massacratore morale e materiale Erdogan, e l'indicibile vergogna, in cambio di danaro, di rafforzare con fregate il potere militare di quell'Ad-Sisi che sputa e sogghigna sia sul cadavere di Giulio Regeni che sulle sevizie a Patrik Zaki, per dimostrare quanto sia illimitato il disprezzo che nutre per il nostro paese, e-peggio- per l'ONU e qualsiasi principio di legalità. In conclusione penso che il quadro più generale nel quale si colloca questa vergogna micidiale, anch'essa pandemica, sia la fondazione reale dell'”ordine” attuale nel “libero mercato”, come divinità suprema. Se l'essenza dell'uomo è quella di vendere e comprare, nulla e nessuno deve sfuggire a questa legge. Tutto può e deve essere comprato e venduto a tutti da tutti, perchè tutto ha un prezzo. Anche le armi, rispettabilissime perchè hanno prezzi interessanti. Ogni tentativo di calare dall'alto dei limiti a ciò si sostanzia in una sacrilega violazione del diritto assoluto del dio mercato, la sua “libertà”.O non si chiama “libero mercato”? Finchè in alto ed in basso non verrà estirpata, come cerca di fare ad esempio papa Francesco, questa fede immorale, anticristiana ed antireligiosa sarà difficilissimo rientrare sulla buona strada del disarmo.













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