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MONDO

mercoledì 7 aprile 2021







































































































































































































L'OPINIONE

Dante e Papa Francesco





Dante rocker o perfino rapper, Dante testimonial d'agenzia turistica, Dante  rovinato dalla politica, un perdente...Mi fermo qui dopo un giretto nel supermercato delle commemorazioni. Per dir qualcosa che non ho sentita da nessuno ( ma spero sia stata detta),magari sui social media , alla cui frequentazione  sono allergico.

Dante era terziario francescano. Diciamo quasi un frate, per il voto di povertà che l'affiliazione al terz'ordine comportava. Soprattutto Dante a ciò  credeva sul serio. Nell'abitazione familiare fiorentina aveva delle camere a disposizione per

pellegrini o “homeless”, nel caso che qualcuno non avesse trovato posto nel pur tante che il vescovo, i parroci e gli ordini religiosi avevano allora  per onorare il comando evangelico dell'ospitalità.  

Scrivendo del suo esilio non si lamentò neanche mezza volta di aver dovuto convivere con “Madonna Povertà”. Nel suo poema traccia una biografia completa di San Francesco, profondendovi un'ammirazione che vibra solo in ciò che aveva scritto per Beatrice.

Ciò detto osserviamo l'aspetto complementare del suo amore per la povertà: la condanna del suo opposto.

Nel canto nono del Paradiso Folchetto di Marsiglia dice, alludendo a Firenze: 

 

                                  La tua città, che di colui è pianta

                                  che pria volse le spalle al suo fattore

                                  e di cui è la 'nvidia tanto pianta

 

                                  produce e spande il maladetto fiore

                                  c'ha disviate le pecore e gli agni

                                  però che ha fatto lupo del pastore

“La tua città, che è nata dal seme del diavolo, invidioso di Dio, conia e diffonde

il maledetto fiorino, che ha sviato il gregge dei cristiani, perchè ha trasformato il pastore in lupo” .

Qui Dante istituisce un rapporto di filiazione tra Satana ed il danaro, in questo caso il fiorino, così detto perchè portava impresso il simbolo del giglio comunale. E' esso fiorino a produrre  l'allontanamento  della società cristiana dalla retta via, perchè il pastore, il papa, si è trasformato in lupo per l'avidità di quella moneta, offrendo un esempio comportamentale inevitabilmente di grande efficacia negativa. 

E che del papa si parli, oltre che dell'alto clero, è confermato, fra altri, da questi versi:

                                   del sangue nostro Caorsini a Guaschi

                                    s'apparecchian di bere

Di Cahors era papa Giovanni XXII, che aveva dichiarato esser falsa la tradizione della povertà di Gesù e degli apostoli, e fatto bruciare vivi quattro fraticelli francescani che lo avevano smentito,  aveva estorto, con motivazioni religiose,somme enormi alla povera gente, per ridistribuirle come “benefici ecclesiastici” ad una cerchia di prelati gaudenti :

                                E la vostra avarizia il mondo attrista

                                calcando i buoni e sollevando i pravi

 e guascone era   papa Clemente V, “pastor sanza legge”,, , entrambi all'inferno come simoniaci.

Ancora a proposito del papa caorsino Dante osserva che aveva dimenticato San Pietro e San Paolo perchè devoto in modo assorbente a San Giovanni Battista: nel senso che sull'altra faccia della moneta gigliata era raffigurato quel Santo,  patrono di Firenze, con un'accoppiata poi imitata dalla repubblica americana allorchè avrebbe stampato sul dollaro “In God we trust”.

Dante spiega come la simonia, cioè la strumentalizzazione  delle cose sacre al fine di soddisfare l'avarizia,  sia paragonabile a “bere il sangue nostro”:

                    

                                       già si solea con le spade far guerra

                                       or lo si fa tagliando, or qui, or qua,

                                       lo pan che 'l pio padre a niun disserra

“ Dio padre vuole che nessuno manchi del necessario, ed i simoniaci con le loro esazioni riducono la fetta di pane spettante a ciascuno, generando fame, come una guerra”. ( Meglio non si potrebbe sintetizzare la politica dei “tagli” odierni allo stato sociale) .

San Pietro stesso svergogna quei suoi successori :

                                        Non fu la sposa di Cristo allevata

                                        nel sangue mio, di Lin, di quel di Cleto

                                        per esser ad acquisto d'oro usata

Dante stesso immagina di chiedere al dannato papa caorsino;

                                        Deh, or mi dì: quanto tesoro volle

                                        nostro Signore in prima da San Pietro

                                        ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa?

                                        Certo non disse se non “Viemmi retro”.

 Tenendo ferreamente ferma la barra sulla fondamentalità della scelte di Dio come alternativa a Mammona annunciata da Gesù e ripresa in tutta la sua pienezza dall'Assisiate

                                          Fatto v'avete Dio d'oro e d'argento:

                                          e che altro è da voi all'idolatre

                                          se non ch'elli uno, e voi ne orate cento?

Dante colpisce come massima manifestazione satanica la divinizzazione del l'oro. In questo seguito da Thomas More, e, più tardi, da Karl Marx.

Una icastica  contrapposizione tra primissimi cristiani e loro sedicenti seguaci del primo '300:

                                          Venne Cefàs e venne il gran vasello

                                          dello Spirito Santo, magri e scalzi,

                                          prendendo cibo da qualunque ostello  

 

                                        Or voglion quinci e quindi chi i rincalzi

                                        i moderni pastori e chi li meni

                                         tanto son gravi! E chi dietro li alzi.

     “Pietro e Paolo elemosinavano, magri e scalzi, i prelati odierni sono così grassi che hanno bisogno di supporti laterali per camminare, e posteriori per esser issati a cavallo”.                                   

In quanto alla situazione nei conventi San Benedetto in persona viene immaginato a descriverla:

                                          Le mura, che solleno esser badia

                                          fatte sono spelonche, e le cocolle

                                          sacca son piene di farina ria.

 

                                           Ma grave usura tanto non si tolle

                                           contro 'l piacer di Dio, quanto quel frutto

                                           che fa il cor dei monaci sì folle

 

                                            che quantunque la Chiesa guarda, tutto

                                            è per la gente che per Dio dimanda

                                            non di parenti né d'altro più brutto.

 

  “ Le mura della abbazie sono diventate spelonche ( di ladri), ed i monaci sono come sacchi  contenenti  farina andata a male. Quei folli profittano di ciò che che è stato loro affidato solo per i poveri a vantaggio di parenti o peggio: e questo è peggio dell'usura. “

E Dante, lamentando che il clero stia trascurando il Vangelo e gli scritti dei Padri, nota che gli uomini di Dio abbiano maggiormente in bocca i commi delle Decretali, di ben sei libri, con le quali  soprattutto i papi del suo tempo, avevano “grigliato” quello che ritenevano lo spirito della chiesa sulle strutture del diritto romano. Ed il veder un “alter Christus” trasformato in avvocaticchio furbetto e saccente che dimostrava quanti e quali diritti vantasse la chiesa, muoveva a sdegno il terziario francescano.

Riavvolgendo velocemente la bobina della storia del papato  da papa Giovanni XXIII ( non XXII !) fino a Dante, notiamo che pochissimi e molto timidamente  hanno  dato a San Francesco prima ed al vate tosco poi qualche  soddisfazione. Anzi, figure di figli di banchieri come il fiorentino Leone X Medici o il senese Alessandro VII Chigi pare che abbiano plasmato il proprio pontificato con la lucida determinazione di far anche peggio dei loro predecessori dannati da Dante.    Soprattutto per questo la rottura operata da Bergoglio m'appare d'una grandezza della quale mi pare pochissimi hanno oggi la coscienza che merita, e della quale si può scorgere qualche sprazzo sia nello scatenamento  dei suoi nemici. Che qualcuno si preoccupi che questo piemontese di ferro possa davvero dar fastidio al Mammona di Wall Street, delle multinazionali e della finanza virtuale è qualcosa di positivo.













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